giovedì 16 agosto 2007
sabato 11 agosto 2007
DONNA TU PARTORIRAI CON GRAN DOLORE
... eh beh, quanto a questo, qui non ci facciamo mancare niente!! :-)
Dopo il mio primo parto, con travaglio e cesareo, pensavo che il biblico "gran dolore" avesse trovato una certa qual, come dire sublimazione.. ossia, mi dicevo: Ho fatto la mia parte, ho offerto il mio obolo.
E invece mica.
Dopo appena una settimana di vacanza, zac, fregagtura. Sono dovuta tornare a casa x un problema di pressione......... e con mio gran giubilo sono stata ricoverata in ospedale. Il 12 luglio. Sono uscita il 7 agosto con Lorenzo in saccoccia. Quasi un mese.
Beh c'è da dire che ricoverata per un problema che di fatto non ha sintomi (io stavo da dio se si esclude che mi bucavano e punzecchiavano ogni due x tre) ha il vantaggio (unico e solo) di lasciarti un sacco di tempo libero. Per leggere (HP finito in 2 gg) e per guardare le persone che scorrono nel letto accanto quando la degenza media del reparto è di 3 gg e tu ci stai invece 3 settimane abbondanti.
Mi son fatta una cultura, ho visto donne straordinariamente coraggiose (una ragazza ha partorito un bimbo molto prematuro dopo ben 3 tentativi andati male, e l'hanno rivoltata come un calzino per salvare il suo piccolo, ma lei non si è mai scoraggiata, e pensava già al prossimo), altre straordinariamente spaventate e forse immature... altre ancora ingenue, che sono veute a partorire come se andassero in giostra e non la finivano più di dire, dopo, quanto fosse stato doloroso...... mah!
Beh per parte mia penso di essere stata sicuramente la più fifona del reparto. Quando hanno iniziato a pronnciare la parola cesareo io ho iniziato a tremare come una foglia, e si può dire che non ho ancora smesso... :-)
Io non capisco davvero come si possa scegliere questa operazione a priori, anche quando non ce ne sia una reale necessità. Io non giudico, sia chiaro. Dico solo che molte volte si punta essenzialmene sul parto indolore e si escludono tutte le altre informazioni che potrebbero essere utili a una donna per decidere del suo proprio parto.
Senza dolore? beh, senza dolore l'atto in se di partorire. Però prima nell' ordine ti fanno una flebo - che porebbe non essere una tragedia se avete vene buone - , ti infilano un catetere e ti rifilano pure una puntura in mezzo alla schiena, fin nel midollo spinale, il che con un buon anestesista non è dolorosissimo, ma nemmeno esente da rischi.
Dopodichè ti operano, ti estraggono l'estraibile (se volete i dettagli non avete che da chiedere) ti posizionano su una barella spostandoti come un tronco di albero e ti portano tuo figlio. A quel punto non senti le gambe, hai perso tra il mezzo litro e il litro di sangue, ti senti come un boxer suonato ma diavolo, vedi il tuo piccolo e tutto va a meraviglia.
La giornata trascorre bene, ti riappropri lentamente delle gambe, che non muovi ma godi della consapevolezza che se volessi, potresti, e ti dici "ehi wow non è poi male..." ma poi arriva la notte. L'anestesia finisce definitivamente il suo corso e inizi a sentire male.
Non so cosa pensino le altre donne che hanno passato l'esperienza, ma il mio pensiero è stato "1000 travagli piuttosto di questo!" Insomma un male boia. Beh, diamine. L'agocannula già ce l'hai, che conta una flebo in più o in meno??? Via una bella dose di antidolorifico e gli asinelli iniziano a volare e si colorano gli elefanti di rosa...... peccato che restano volanti e rosa anche la mattia dopo, qando ti svegli e non capisci se hai sognato tutto e in realtà sei reduce da una brutta sbronza o cosa.
Ma anche questo passa.
Quel che passa più lentamente è il male che senti nelle viscere ogni volta che ti muovi, o che ti devi alzare, o andare a fare una banalissima pipì. Coltellate, praticamente. E in tutto questo allatti, cambi patelli, frequenti la nursery, ricevi parenti (ansiosi) mostrandoti assai più radiosa di quel che ti senti in realtà
Il tutto per una settimana circa. Contro, se vi dice male, 12 ore di dolore che dopo meno di mezza giornata non ha praticamete strascichi.
Ora, valutate un po' voi...........
sabato 30 giugno 2007
SALUTI E BACI
BENE MIEI CARI AMICI
CI SIAMO: STO PARTENDO PER IL MARE.
IERI IL GINECOLOGO MI HA DATO UNA PACCA SULLA SPALLA E MI HA AUGURATO BUONE VACANZE
QUINDI ECCOMI PRONTA, ARMI E BAGAGLI (E' PROPRIO IL CASO DI DIRLO), DESTINAZIONE TERRA TOSCANA. SE TUTTO ANDRA' BENE, RIENTREREMO GLI ULTIMISSIMI GIORNI DI LUGLIO.
AUGURO A TUTTI VOI BUON LUGLIO, BUONE FERIE A CHI PARTE E BUON LAVORO A CHI E' APPENA TORNATO (!!) E A LENTICCHIETTA E ROCCETTA BELLE, UN ABBRACCIO SPECIALISSIMO.
lunedì 25 giugno 2007
LE QUASI ADATTE
E qui chiamo a raccolta tutte le mamme e le future mamme che frequentano queste pagine.
Ragioniamoci un secondo.
Ma siamo proprio sicure che Madre Natura ci abbia fatte per riprodurci? No, perchè a me il dubbio viene.....
Prendete me. Solo un esempio. Il mio utero (e qui mi scuso con i signori uomini perchè forse questo post lo troveranno un po' strano...) è di cemento armato. Primo parto, ore e ore di travaglio con flebo per una dilatazione ridicola, finita in cesareo. Vabbè, dice, succede a tante. Una volta nato il pargolo non c'è stato verso di farlo attaccare al seno, perchè io non ho dei capezzoli ma dei crateri, e con tutto il suo istinto, povero cucciolo, proprio non sapeva a che santo votarsi.
Quindi, ciccia. Taglio cesareo e biberon, ho un figlio sano e bellissimo ma mi resta la sensazione di essermi persa qualosa.
Ma stavolta non mi frega nessuno. Eh no, stavolta ci penso io. Garantito.
Vado dunque scorsa settimana per una visita e una chiacchierata tra donne con un paio di ostetriche. Le quali mi sconsigliano di tentare di partorire per via naturale visti i trascorsi (lo chiamano "travaglio di prova"... di prova, rendiamoci conto!) e mi esortano a rassegnarmi ad un nuovo cesareo, onde evitare di incorrere nuovamente nella medesima dinamica - possibilità tutt'altro che remota.
Dopodichè scoperchio la mia ingigantita parte superiore per capire come avrei potuto favorire un sano e naturale allattamento almeno questa volta e dopo una breve pastrugnata il commento dell'ostetrica è stato "le tue tette sono peggio di quel che sembrano a prima vista". Bella consolazione.
Mi insegnano un paio di esercizi al fine di facilitare l'operazione (esercizi da fare con le tette, per essere chiari) ma già vedo nei loro occhi che probabilmente sarà tutta fatica inutile.
Quindi, riassumendo, io sono una donna che resta incinta con relativa agilità, ma non può partorire; e quand'anche con giorni di sforzo sopravvivesse e ci riuscisse, comunque non potrebbe nutrire la sua creatura.
Sono bio-evolutivamente inadatta alla maternità, e con ogni evidenza selezionata per l'estinzione. Se non fossi nata nel ventesimo secolo, ne io ne il mio primo figlio saremmo al mondo.
Beh, fa uno strano effetto.
QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA
Sabato mattina.
Mio marito è in bagno, io sono ancora mollemente adagiata (per quanto consentito dalla stazza) nel nostro letto. Arriva il 7enne e con fare disinvolto si lancia tipo acrobata da circo e aterra giusto nel mezzo del lettone.
Disinvoltamente assume la posizione dell'uomo vitruviano e amorevolmente mi apostrofa "Isaura (vi ricordate la schiava? ndr) fammi il solletico"
Isaura lo guarda storto ma obbedisce. Lui si contorce, sidivincola, si dimena e ridacchia, sospira estasiato e indica i punti incui la sua schiava personale deve continuare la sua opera grattinesca. La cosa procede per diversi minuti, con la suddetta Isa che si sforza di trovare le posizioni più consone al fine di arrivare comodamente al punto da grattinare senza devastare il povero Lorenzino in crescita. Alla fine il 7enne giace in estasi e la schiava sta per suicidarsi.
Mio marito fa capolino sulla porta della camera, studia la scena, e chiede al 7enne "ehi che fai?"
Risposta: "sto facendo le coccole alla mamma".
Urgh. Cosa mi sfugge?
lunedì 11 giugno 2007
SULLA DIVINAZIONE
Sarà per via della gravidanza che, come l'altra volta, mi fa l'effetto di "riconnettermi" a un mondo molto femmnile - solo femminile -
e a una parte di me che è mistica, contemplativa e religiosa. Sarà perchè comincio a percepire "tutte le madri che sono una", una lunga catena di Madri che miracolosamente arriva fino a me, che sono l'ultimo grato ed esterrefatto anello che condivide il dono immenso di nutrire la Vita.
Oggi ho voglia di parlare di magia e di divinazione.
Oh, lo so. Fole da bambini. Non lo pensano forse tutti? Tutti quelli che hanno un po' di buon senso e due grani di sale in zucca, quantomeno. Perchè in questo mondo così retto, così tecnologico e scientifico non c'è spazio per una divinità che non sia quella canonica che dall'alto dei cieli sentenzia sul fare e sul non fare. Una divinità, mi verrebbe da dire, ad hoc, senza troppe pretese, che non si fa comprendere perchè sta lassù a giudicare ed imperare e che non chiede gran sforzo ai propri adepti. Solo ubbedienza. Perchè? Ah, non sforzarti, non domandare: questo è il mistero della fede. La domenica puoi pure dedicarla, no?
Beh io rivolgo il mio spirito verso altri lidi.
Ci fu un tempo in cui le donne SAPEVANO e agivano di conseguenza. Donne sagge (wicce, da cui il termine witch, strega) che conoscevano il ritmo della natura e della vita, e che rivolgevano lo sguardo non verso un padre severo e giudicante ma verso un principio creativo duale, maschile e femminile insieme - e non è forse più naturae? - e che adoravano una Dea Madre, conosciuta con diversi nomi in diverse epoche e culture, ma sempre, sempre ed ovunque presente ad acogliere le Sue Figlie.
Qui non c'è spazio per l'adorazione inconsapevole. Qui bisogna sapere, capire, leggere, FARE. Ognuna di noi, ogni donna anche oggi SA cosa è bene e cosa non lo è, posta in qualunque situazione SA PERFETTAMENTE quali sono le azioni da intraprendere. Intraprenderle davvero, seguire davvero l'intuizione o l'istinto chiamatelo come volete... la scintilla della Dea che ci guida.... eh beh quella è tutta un'altra storia.
Forse sarà per questo che abbiamo sempre, come razza umana intendo, cercato di svelare il mistero del futuro, abbiamo cercato di scoprire quello che il velo del mistero copre inesorabilmente alla vista. Per avere una indicazione su cosa fare...
Ebbene, contrariamente a quanto si pensa, divinare non significa semplicemente imparare a memoria il significato di certi simboli e leggerli come si leggerebbe un libro. I simboli non sono da leggere, ma da ascoltare. Essi ci parlano, e se facciamo abbastanza silenzio ci accorgeremo che quello che parla dentro di noi.... siamo noi stesse. E' la nostra voce che essa stessa ci indica il cammino, ci mostra le correlazioni che non avevamo scorto a livello cosciente, ci rende in grado di guardare dentro alla persona che eventualmente abbiamo davanti e aiutarla a rimettere a posto le carte scompaginate del suo personale mazzo.
Io cerco di far questo con i tarocchi. A volte riesce, a volte meno, dipende da tante cose. I tarocchi sono come un viaggio iniziatico, un viaggio dentro il nostro intimo sapere che, nonostante tutto, ancora conserviamo dentro di noi magari senza nemmeno saperlo.
Questo, forse, ci salverà dall'inesorabile cammino che abbiamo intrapreso, noi donne moderne ed emancipate, che abbiamo barattato la parità con l'ugualianza e siamo sulla via di dimenticare di essere donne per diventare uomini con la gonna.

