venerdì 31 ottobre 2008

E' TORNATA LA S.

Quando aveva 12 anni, la Puffola conobbe una ragazzina come lei, in vacanza. Si chiamava S.


La Puffola e S. avevano diverse cose in comune. Erano romantiche e sognatrici. Erano alla ricerca di un senso all'adolescenza che incalzava. Erano alla ricerca di un fidanzato che le amasse per quanto erano belle dentro. Erano anche alla ricerca del loro primo reggiseno, ma questa è un'altra storia.


La Puffola aveva una cotta mostruosa per il fratello della S. Il giovane incauto aveva a dire il vero dimostrato un qualche interesssamento per lei nella loro prima estate di amicizia, ma questo interesse si era smontato presto, come accade alle cotte da tredicenni. L'amicizia tra la Puffola e S. però non ne aveva risentito, e anzi, aveva proseguito su binari sempre più vertiginosi.


Le due erano legate ed accomunate da un singolare fattore fisico. Erano piccole. Con piedini minuscoli, numero 35 (taglia che oggi come oggi a 7 anni un bambino ha già superato). Questo era stato interpretato naturalmente come un segno del cielo, come una affinità elettiva innegabile, dandoil via a periodi di vita semi-simbiotica durante i quali, a vederle da lontano, non si riusciva a distunguere l'una dall'altra perchè spesso si scambiavano abiti e scarpe.


I pomeriggi estivi delle due giovinotte erano piuttosto singolari. A volte rubavano la bicicletta di qualche amico (del fratello di S., diciamolo, ormai sono passati anni, che potrebbe farci?) e andavano su e giù per il paesello scorrazzando come matte in due su un unico sellino, rischiando le ossa oltre che una bella strigliata. Una volta la piccola e magra S. - istigata, naturalmente - si è introdotta nel garage chiuso della famiglia di una amica per prendere in prestito il motorino di quest'ultima e farci un giro, configurando con cotanto comportamento il reato di furto con scasso. Uno dei pomeriggi più pazzeschi dell'estate!


Gli altri pomeriggi, beh.... quando non sgranocchiavano patatine stravaccate su una seggiola di bar con la "compagnia del tennis" capitava che passassero ore sdraiate sul parquet della camera di S. a sospirare languidamente sulle fotografie di Pierre Cosso... o, un paio di anni più tardi, su quelle di Simon le Bon e John Taylor... facevano lunghe dissertazioni filosofiche per chiarire se fosse meglio essere "fighe" come certune loro amiche o "bruttine" come vedevano se stesse... perchè è ben chiaro che una ragazza troppo bella non saprà mai se il suo ragazzo la vuole per il suo corpo o per la sua anima.... e loro preferivano decisamente essere volute per l'anima. Il fatto che le "belle" avessero molto più successo coi ragazzi di quanto non ne avessero loro era naturalmente imputato all'immaturità maschile più che alla loro stessa timida insicurezza...


A volte sollazzavano i loro curiosi (e morbosi....) cervellini con letture che avrebbero fatto morire d'infarto la nonna della Puffola se solo l'avesse sospettato.... i racconti erotici di Moravia sono solo un esempio... ma soprattutto un  libro soprannominato improponibilmente "il mago di oz", di cui non dirò altro perchè è un segreto gelosamente custodito da oltre 20 anni.


Una volta la Puffola e S si innamorarono dello stesso ragazzo (S, se ci sei, l'ho rivisto di recente, è ancora uguale!). Beh, ad onor del vero, S era innamorata, la Puffola un po' meno... però amava seguire la sua amica ovunque. Accadde che, diversamente da quanto si verifica di solito, questo comune innamoramento non scalfì minimamente quella simbiotica amicizia, ma al contrario la rafforzò grazie ad abbondanti innaffiature di lacrime ora dell'una ora dell'altra. (Le due soffrono da allora di reumatismi alla spalla, a furia di consolarsi reciprocamente).


E poi naturalmente c'erano le fughe sul prato dietro casa di S per la fumata pomeridiana! Sprovvedute all'inizio, avevano rischiato di farsi beccare in flagrante (veramente, la Puffola è stata beccata eccome!), ma dopo qualche uscita si erano impratichite. Partivano con le sigarette in tasca e con un sacchetto contenente un mangiacassette e un centinaio di nastri, deodorante (era rosa... debby? sinphonny? qualcosa di simile), caramelle alla menta e cioccolatini, e rossetto per farsi beccare con la bocca in ordine nel caso avessero incontrato qualcuno. Avevano il loro posto segreto e ci stavano benissimo, sdraiate a fumare guardando il cielo, come le donne di mondo che immaginavano di essere.


La Puffola e S, dopo molto tempo, si sono parlate ieri sera al telefono. S ha tre figli, lavora con il marito nella sua farmacia, va ancora in vacanza nello stesso posto e nella stessa casa, dove anche altre amiche ed amici di un tempo tornano a volte con i loro figli. La Puffola muore di invidia, ma le ritrovate amiche si sono promesse di vedersi, a Milano o in villeggiatura, a qualunque costo e in qualsiasi circostanza.


Così succederà che si incontreranno e sarà come se il tempo non fosse passato tra loro. Probabilmente mollerano i pargoli, 5 fanciulli in tutto, ai rispettivi papà, si abbracceranno e andranno a fare un giro a piedi, camminando a ritmo e sincronizzando il "movimento chiappoidale". Come un tempo.


 

giovedì 30 ottobre 2008

RIUNIONE SCOLASTICA

Ieri all'alba delle 17.00 (perchè naturalmente nessuna mamma lavoratrice ha nulla da fare a quell'ora) la Puff-rappresentante di classe uscente e le sue amiche compagne di sventura si sono incontrate nell'aula vuota della III A per la prima riunione scolastica dell'anno.


Definire le seguenti due ore "pirotecniche" è decisamente riduttivo. Dimenticate le solite riunioni barbose in cui nessuno ha niente da dire, tutti sbadigliano e si guardano con aria colpevole per non partecipare abbastanza alla vita dei propri figlioli. Dimenticate il solito mutismo e gli sguardi furtivi all'orologio col pensiero già alla cena.


Ricetta per la Perfetta Riunione di Scuola Primaria.


Prendete 4 maestre di cui una parecchio inkazzosa, e sedetele con le spalle alla cattedra. Mescolatele in modo che quella inkazzosa abbia sempre e comunque la possibilità di alzarsi senza inciampare nella cattedra o in qualche sedia. Prendete poi alcuni genitori assortiti di vare provenienze ed estrazione culturale. Spellateli, scottateli e sedeteli in banchi troppo piccoli e troppo disordinati e attendete qualche minuto che lo stress salga.


Non appena l'atmosfera si scalda, intavolate un argomento che sta a cuore alle mamme ma con il quale le maestre non concordano. Gettate via i mestoli perchè gli ingredienti cominceranno a rimescolarsi da soli. La maestra peperoncino (l'inkazzosa di cui sopra) si alzerà e con occhio stralunato comincerà a fare la sua arringa come fosse Perry Mason, misurando a lunghi passi la stanzetta. Quando la sua voce comincerà ad essere stridula e fastidiosa, invitatela prepotentemente a risedersi nella sua pentola e a stare buona.


La madre-ingrediente seduta accanto a voi, a questo punto, potrebbe pensare che sia il suo turno di sputare un po' di veleno. Essa si allungherà sul tavolo per avvicinarsi virtualmente quanto possibile alle maestre, e parlando a voce elevatissima con un italiano francamente discutibile e porterà all'attenzione della classe argomenti che indurranno gli altri ingredienti a farsi delle domande sull'evoluzione della specie umana. Frullatela con una frusta elettrica molto potente finchè sarà di una consistenza morbida ed omogenea e lasciate che riassorba in silenzio il suo veleno.


Un ingrediente fastidioso ma inevitabile in questo tipo di ricette è la mamma-del-primo-della-classe, la quale naturalmente non accetterà di buon grado di mescolarsi con gli altri ingredienti meno nobili (ne lei ne il suo prezioso pargolo) e cercherà di fuggire dalla padella ponendo come scusa che "il suo bambino è uno che rispetta le regole, e anche l'altra figlia grande le ha sempre rispettate" (che - per inciso- la figlia grande nessuno la conosce, c'ha 20 anni, chissenefotte di cosa fa o non fa). Ficcatela a viva forza in pentola a pressione e date gas, fino a che soffoca o viene disintegrata dal calore. Se lo fate sghignazzando, l'operazione avrà un successo più immediato.


Prendete poi una maestra-cipolla molto sensibile, fate che qualcuno degli altri ingredienti le muova qualche velata accusa di "avercela con qualcuno in particolare" e lasciatela rosolare a fuoco basso basso basso con un goccio d'acqua,  fino a che piange come fanno le cipolle.


Rimescolate tutto ben bene.


Quando la vostra opera avrà assunto consistenza omogenea, spiazzate gli ingredienti intavolando una nuova discussione, che coinvolge la maestra carciofo, accusandola (non troppo velatamente altriomenti non capisce) di avere atteggiamenti poco corretti nei confronti dei bambini (li butta fisicamente fuori dalla classe come misura disciplinare, trascinandoli per le braccia e facendoli sbatacchiare contro i banchi, ndr). La maestra carciofo bofonchierà qualcosa di inintelliggibile e terminerà la cottura in uno stato di totale mutismo, cosa per la quale potete accendere ceri di ringraziamento.


La mamma chioccia seduta alla vostra sinistra rimarcherà che il suo bambino "soffre abbastanza" per l'atteggiamento della maestra carciofo, la mamma insalata russa a destra insisterà dicendo che suo figlio non voleva nemmeno che l'argomento saltasse fuori alla riuinione per paura di ritorsioni da parte del carciofo. Voi vi domanderete di striscio che razza di animale sia vostro figlio, che di queste cose se ne frega altamente e quasi non ve lo avrebbe manco raccontato se non fosse stato sollecitato in tal senso, ma soffocherete il sospetto di aver dato vita ad un mostro senza sentimenti e procederete imperterrite nella conduzione della discussione.


Dopo qualche minuto, lasciate che la maestra cipolla dichiari aperti i lavori per l'elezione del rappresentante di classe.


Votate, chiacchierate, mentre il vostro lavoro di haute cuisine sobbolle e scoppietta. Aggiungeteci l'uscita di scena senza saluto della maestra carciofo e qualche momento di discorsi civili con la mestra cipolla. Spegnete, salate e pepate. La cena è servita.


Tornate a casa, e gioite. Siete le fiere rappresentanti di classe anche quest'anno.


 

mercoledì 29 ottobre 2008

LUCCIOLE E LANTERNE (MA PIU' CHE ALTRO LUCCIOLE)

Ormai dovrei essere abituata


Sono grande, maggiorenne, vaccinata e pure usa a certi discorsetti.


Ciò nonostante, ogni volta che il PG si avvicina con quel certo luccichio negli occhi, il cuore della Puffola non può fare a meno di sobbalzare.


E' accaduto, di nuovo, ieri sera mentre cercavo di stordire il ninnolino sul fasciatoio al fine di mettergli il pigiama.


- mamma posso farti una domanda un po' strana?


- (gagadinvacvsfaohdncfhadhfjhaey) ma certo amor mio, sai che la tua mamma è qui per te, luce degli occhi miei, di che si tratta pucci pucci piccolino bello dolce adorato?


- quanto costa una prostituta?


- (akltha nghudc nqegfuyakeaòldfnuai) ehm, non saprei, penso dipenda dalla prostituta (a momenti faccio cadere il Lo dal fasciatoio, ma non mi ha visto nessuno)


- ah. si ma più o meno?


- (dsfkhadajfha  aiufa buhfanfakjcfioa) non saprei, ti dico, dipende. Come mai ti interessa?


- boh, così.


(saildhfadihfacdafhaoòehfoafhadhfacmaosjkdsjkdfhuiadhfadjfaòjfadhfiadhfadriaiy8a)


Ma 'sto benedetto figliolo, boh così, non potrebbe interessarsi che so, della distanza tra la terra e il sole? oppure,  della velocità massima raggiunta in corsa da un ghepardo affamato? o anche del numero preciso di litri d'acqua presenti nell'oceano pacifico? Boh, così?


Sic.

martedì 28 ottobre 2008

L'IPOTESI DI CALAMANDREI - Non vi ricorda niente?


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l'11 febbraio 1950.

 

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

 

Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

 

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

 

Pubblicato nella rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950

LEGGIAMO BENE!!!

Finalmente sembra che l'opposizione si stia svegliando! e sono convinto che finirà la luna di miele del Governo! Sono contento di riportare le BUGIE DEL DUO GELMINI-BERLUSCONI SULLA SCUOLA:
In riferimento al dossier distribuito nella conferenza stampa di questa mattina sulle presunte bugie della sinistra sulla scuola, il Pd replica con
questo contro dossier, punto su punto:


TEMPO PIENO
Nel Piano programmatico inviato al Parlamento scompare il “tempo pieno” e compare la dizione “estensione delle ore di lezione fino a un massimo di 10 ore settimanali comprensive della mensa”: si pensa dunque a un “doposcuola” di tipo ricreativo che è una cosa ben diversa dal tempo pieno didattico. Comunque sia, l’eventuale “aumento” si potrà realizzare solo se si imporranno a tutte le famiglie le classi con 24 ore settimanali con il maestro unico (quindi niente più scelta fra 24, 27 o 30 ore settimanali e tempo pieno).
Tuttavia anche in questo caso, Berlusconi non mantiene le promesse: ha più volte dichiarato, l’ultima il 16 ottobre, che le mamme possono stare tranquille perché aumenterà il tempo pieno “del 60%”. Se così fosse avrebbe dovuto istituire 17.400 (il 60%) a 40 ore o 14.000 (il 50% in più) e certo non le 3.950 in 5 anni annunciate oggi. ( le classi a tempo pieno sono attualmente 34.270).

NUMERO DEGLI ALUNNI
Dice Berlusconi che gli alunni saranno in media 18 per classe, al massimo 26.
Nell’unica bozza di Regolamento che circola si dicono cose diverse: si aumentano i parametri minimi e massimi: 30 per le scuole medie superiori e 29 per le scuole medie inferiori, con un incremento fino al 10%. Questo significa
arrivare anche a 33 alunni per classe.

MAESTRO UNICO
Il decreto legge parla di “maestro unico” e non basta certo una battuta detta in conferenza stampa dal premier per trasformarlo in “maestro prevalente”.

LINGUA INGLESE
Il maestro unico dovrà insegnare anche l’inglese perché nel Piano programmatico (a pagina 19) viene previsto il taglio di 11.200 posti (4.000 già dal prossimo anno) di insegnanti specializzati di inglese. E viene previsto forse che con un corso di sole 150 ore il maestro unico dovrà
specializzarsi anche nella lingua inglese.

RAZIONALIZZAZIONE DEL PERSONALE
Qui si tocca il massimo della spudoratezza giocando con le parole e con la condizione di vita delle persone: falsi gli 87.000 licenziamenti dice Berlusconi. Sono purtroppo veri i licenziamenti di 87.000 insegnanti che lavorano da anni, ogni anno, con incarichi annuali nella scuola. (Essendo
“precari” non vengono “licenziati”: vengono soppressi definitivamente i loro stipendi e i loro posti di lavoro). A questi 87.000 si aggiunge la mancata assunzione dei 75.000 precari già previsti nel piano del governo Prodi con
copertura finanziaria).
Il presidente del Consiglio e il ministro non sanno neanche quanti dipendenti hanno: oggi hanno affermato che nella scuola ci sono 1.350.000 dipendenti “e sono troppi”. Dai dati della Ragioneria generale dello Stato si ricava che i
dipendenti nell’anno 2006 erano 1.143.164, scesi nel 2007 a 1.133.000. (dati consultabili sul sito della Ragioneria)
Non è vero neanche, come detto oggi, che in Italia il Rapporto docente/alunni è 1 ogni 9: nella pubblicazione “la scuola in cifre” dello stesso ministero dell’Istruzione nella tabella 1.3.3 pag 23 (pubblicata a settembre 2008) il
rapporto è 1 ogni 11,1.

SCUOLE DI MONTAGNA
Berlusconi dice che “nessuna scuola sarà chiusa”: falso.
Dal Piano programmatico viene esplicitamente detto che chiuderanno le scuole sotto i 50 alunni. Sono 1083 i Comuni interessati così ripartiti: 181 con scuole fino a 15 alunni; 184 fino a 20 alunni; 718 fino a 50 alunni.
A queste vanno poi aggiunte circa 3000 scuole a rischio chiusura perché sotto i 50 alunni come le 130 scuole elementari e medie presso gli istituti ospedalieri; 7 annesse a istituti d’arte, 7 annesse a convitto, 4 a
Conservatori, 3 per ciechi, 2 per sordomuti. In più ci sono le secondarie di secondo grado: 522 (di queste 346 sono serali e 55 carcerarie).

SPESA PER IL PERSONALE
Il presidente del Consiglio e il ministro continuano a dire che il 97% della spesa pubblica della scuola serve a pagare gli stipendi di chi ci lavora.
Vengono smentiti non dal Pd ma dall’Ocse nella pubblicazione “Education at a Glance, 2007”. Infatti, i dati della spesa corrente per il personale, raffrontati con quelli di altri Paesi, risultano questi:

Italia 80,7
Francia 80,7
Germania 85,1
Gran Bretagna 69,7
Media Ocse: 80,1

Di conseguenza l’Italia risulta allineata alla media Ocse ed ha una spesa per gli stipendi inferiore a quella della Germania.


Fonte: PD. Vedi anche qui


lunedì 27 ottobre 2008

DOMANDE ESSENZIALI.


 


Ma se il tipo che lavora col legno si chiama fa-legname....


Perchè l'idraulico si chiama idraulico e non fa-tubi? E il panettiere non si chiama fa-pane? E un cuoco non si chiama fa-cibo? E un calzolaio non si chiama fa-scarpe?


E se si dice "un dedalo di viuzze" perchè non si può dire "un icaro di viuzze"?



Ecco. Secondo voi, quanti anni ha il genio che mi ha posto questi imperdibili quesiti??


 


 

venerdì 24 ottobre 2008

IL TAO DI UNA BUONA DECISIONE

(...)


Potremmo imputare la discriminazione in base al sesso unicamente all'uomo, ma così facendo non seguiremmo il Tao e saremmo nel torto. E' vero, l'uomo ha contribuito alla nostra sottomissione ma anche noi donne abbiamo qualcosa da rimproverarci. Perchè? Perchè mentiamo a noi stesse. Ci siamo educate a pensare al successo in un certo modo, al maschile, ovvero pensando solo appe promozioni, a scalare la gerarchia aziendale, a occupare i vertici.


Molte donne negano una diversa definizione del successo, ovvero un sucesso che non abbia a che vedere con il conseguimento di una carica prestigiosain capo lavorativo: la considerano "inaccettabile", teemndo che dire la verità su quello che la donna realmente vuole, sul mondo che ha così attentamente coltivato, possa ritorcersi contro di lei.


E così la donna va avanti, mentendo a se stessa senza rendersene conto, inseguendo ciò che ritiene dovrebbe essere importante, anzichè ciò che lo è veramente. (....) Queste donne [quelle che non vogliono inseguire solo "la promozione", ndr] sono condizionate a sentirsi in colpa per non essere abbastanza ambiziose e così inventano scuse. E' molto più facile dire "non vogliono promuovere una donna" che essere oneste e confessare "in realtà non voglio la pressione e l'impegno in termini di tempo di una posizione ai vertici"


(...)


Chin-Ning Chu.



QUESTA DONNA SA QUELLO CHE DICE.

ANCORA OSTERIE

Stamattina a colazione, la Puffola e l'assonnato marito sono stati accolti da un festante Piccolo Genio che non poteva proprio esimersi dal declamare "la nuova osteria" che ieri sera il suo amico P., compagno di judo, gli ha insegnato.


Questa imperdibile chicca recita:


"Osteria numero 40... il mi cazzo sa di fantaaaaa"


Oggi, la Puff-giornata è funestata da immagini del Piccolo Genio col pisello infilato in una lattina.

giovedì 23 ottobre 2008

FATE, RAGNI E PRINCIPESSE

Per ovviare alla noia di una pausa pranzo solitaria, oggi la Puffola ha avuto la malsana idea di fare un giro nel mega-negozio Toys sotto l'ufficio.


Appena entrata, un mondo idilliaco si è spalancato davanti ai suoi stupefatti occhi.


Scintillanti fatine danzavano in ogni dove, coi loro vestitini colorati e sbrliluccichenti. Piccoli preziosi diademi spuntavano da ogni angolo, graziose bacchette magiche facevano capolino promettendo magie e stupore. Deliziose scarpette di cristallo e petali di rosa scalpicciavano tutt'attorno, brillando ad ogni raggio di luce. E i vestiti, oh, i vestiti, fruscianti, leggeri e sinuosi, ispirati ai fiori del bosco e cuciti con tanta e tale maestria che si sarebbe detto di sentire addirittura il profumo, di quei fiori


E le ali, ohhh, quelle meravigliose grandi ali, lassù, in alto, inaccessibili.....rosa, gialle, verdine, che si muovevano appena distibuendo polvere di fata tutto attorno....


La Puffola - immobile e ad occhi chiusi come ogni bravo schizzofrenico - ha danzato con le fate per una ventina di minuti buoni, ha scherzato con le principesse in visita alle suddette fate, ha provato scarpette e diademi, ha infilato guanti e annusato margherite di campo.


Poi è rientrata in se stessa e con passo marziale si è diretta alla cassa, dove ha pagato il suo acquisto:  una ragnatela estensibile viola funerale corredata da due grossi disgustosi ragni arancioni mutanti e radioattivi, da mettere come decorazione di Halloween in camera dei suoi figli. Che, come tutti sanno, sono maschi.


Entrambi.


mercoledì 22 ottobre 2008

FANCULO, COL CUORE.

Mio figlio Riccardo non è mai stato un bambino contemplativo.


E' vivace, scatenato ai limiti dell'iperattività, sempre in movimento, il classico tipo una ne fa e cento ne pensa.


Non gli piace la scuola se non per l'intervallo, non gli interessa fare i compiti con impegno, detesta scrivere e - anche se ultimamente meno - odia leggere. E' uno di quei rari bambini che non salutano le persone che incontrano senza essere sollecitati, e anche quando è sollecitato il massimo che gli tiri fuori è un indistinto bofonchio a mezza bocca.


Testa i suoi limiti e i miei con un bel po' di oppositività, non è particolarmente ubbidiente e alle volte un pochino arrogante nei modi, ma riesco a tenerlo sotto controllo. IO riesco. Gli altri, cazzi loro.


E' una persona molto "fisica", ama il contatto, tocca e abbraccia e salta addosso cono veemenza a tutti coloro ai quali tiene (parenti, amici, bambini e adulti), e si è fatto in questo modo una fama da bimbo "violento" che in realtà non merita, non avendo, di fatto, mai fatto a botte con nessuno.


D'altro canto, è un ragazzino intelligente e veloce, curioso di tutto e molto attento a notare i minimi dettagli delle cose (anche se solo per le cose che gli interessano...). E' affettuoso, mi abbraccia e mi bacia di  continuo, gli piace ancora venire a prendere le coccole in braccio a me o accoccolarsi vicino a suo padre davanti alla televisione.


Adora suo fratello, dal primo momento che l'ha visto. E' attentissimo a tutto ciò che fa, si fionda a recuperarlo se si avvicina ad un pericolo o se lo vede mettere in bocca qualcosa di sospetto. Lo fa giocare, lo coccola, lo bacia e lo abbraccia con autentico trasporto.


Mangia quello che gli metto davanti e dorme tutta notte da sempre. Non frigna quando cade, non sopporta troppo bene le frustrazioni, ma si farà. Appena sveglio è una specie di orso ombroso, ma dopo 5 minuti ha già l'aria contenta e furba. Ha una inesauribile capacità di essere felice e si entusiasma per le cose; non è particolarmente loquace, e devo fargli domande molto precise per avere dei racconti di quello che gli succede durante la giornata, ma canta e balla tutto il tempo, è un amico sincero e sensibile, e soffre sinceramente se pensa che un amico gli voglia meno bene di prima (e tra bambini, si sa, capita di continuo).


Purtroppo non è molto empatico ed è ancora piuttosto egoista, fa fatica a "mettersi nei panni di" e non comprende ancora il classico "se da  noia a te, tu non farlo agli altri".


Tutto ciò considerato, nonostante i suoi molti difetti che naturalmente sono solo lo specchio dei miei continui fallimenti di madre, definire questo bambino "teppista" mi pare decisamente idiota.


Pertanto, seguo i miei stessi consigli (all'AleAzul hanno fatto bene) e dico:


1. Fanculo, col cuore, a chi dice invece che "cresca come un teppista"


2. Fanculo, col cuore, anche a chi non capisce perchè il fatto che mi sia stato detto mi ferisce profondamente.


E credetemi, mie care amiche, lo scrivo perchè venga letto.


A

lunedì 20 ottobre 2008

SONG OF EXILE - per me è bellissima!


  



 

Land of bear and Land of eagle

Land that gave us birth and blessing

Land that pulled us ever homewards

We will go home across the mountains

We will go home, we will go home

We will go home, across the mountains

We will go home, we will go home

We will go home, singing our song

Hear our singing, Hear our longing

We will go home across the mountains

We will go home, we will go home

We will go home, across the mountains

We will go home, we will go home

We will go home, we will go... home.



venerdì 17 ottobre 2008

giovedì 9 ottobre 2008

TODO SOBRE MI MADRE

Ieri sera ho avuto una sensazione strana.


Sono andata a prendere Ric al corso di tecniche circensi, e mentre camminavo dalla macchina al cancello della scuola in cui si svolge, mi è venuto in mente improvvisamente di quando io ero "dentro" la palestra e qualcun altro stava fuori nel parcheggio o mi veniva a prendere.


Era buio e silenzioso, ero un po' in anticipo e il parcheggio era deserto e io... io ho visto il tempo scorrere.


E' stata una cosa strana, non spiacevole, ma strana, constatare una volta di più quanto la ruota abbia girato, senza quasi che me ne accorgessi. Ora i ragazzini che incontro mi danno del lei e mi chiamano Signora, e io non sono più quella "a cui si fa" ma quella "che fa agli altri",  sono quella che arriva di corsa con mezza spesa fatta, un tacco in mano, la borsa su una spalla e un figlio sull'altra (mentre dentro di se magari canticchia la sigla di Goldrake...)


Mi domando come mi veda la gente dall'esterno (a parte gli evidenti chiletti in eccesso), e devo giungere alla conclusione che mi vede come io vedevo mia madre 25 anni fa. il che mi shocca a morte, se devo essere sincera.


Non perchè mia madre abbia qualcosa che non va, ci mancherebbe.


E' che però io non mi sento affatto così, non mi sento "signora", e non credo di assomigliarle affatto. Lei, e tutte le donne come lei, io le ho sempre considerate "grandi" anche quando avevano 25 anni. Forse addirittura vecchie. Mi sembra che siano nate già adulte, sono donne mature, posate, composte, organizzate.  Sono persone pratiche, hanno un gusto impeccabile e sobrio, non si perdono dietro ad inutili fantasticherie. Si preoccupano - o forse è per loro naturale - di certe "convenienze" che a me non verrebbero mai in mente...


A me, nonostante 37 primavere, piace andare a ballare in discoteca, mi piacciono le gonne ampie con un po' di fronzoli, sono capace di comprarmi  improponibili maglie rosa coi volant, e poi di metterle con orgoglio. Mi sono fatta il piercing a 30 anni e sono tuttora convinta che non ci sarebbe niente di male se invece di tingermi i capelli color mogano li facessi azzurri. Passo ancora ore a sognare ad occhi aperti di futuri che non avrò mai, ma che non posso rinunciare a immaginare. Esco con le amiche e magari passiamo la serata a camminare in giro per la città cantando a voce alta e facendoci guardare con disapprovazione dai passanti... come da ragazzine.


Perchè in realtà secondo me è questo che noi abbiamo di diverso dalle nostre madri. Tutte noi da tutte le nostre madri: noi ci sentiamo ancora ragazzine. Abbiamo ancora voglia di divertirci, non siamo mai del tutto cresciute (invecchiate?), non consideriamo i cartoni animati "roba da bambini", non guardiamo dall'alto in basso i ragazzi che rumoreggiano al ristorante. Apprezziamo ancora gli ambienti rumorosi pieni di musica, non disdegnamo una serata "tra ragazze" una volta ogni tanto e - ammettiamolo - ci capita di riguardare Il Tempo delle Mele quando lo danno in tv.


E' come se avessimo conservato una memoria più vivida di quel che eravamo. Non ci importa di essere "adeguate alla nostra età" in fatto di abbigliamento o atteggiamenti. Siamo forse più naturali, più libere. Più giovani, pur essendo nei fatti più vecchie.


O forse no. Forse queste cose mia madre le pensava di mia nonna 40 anni fa. Forse mio figlio oggi mi ritiene una vecchia matusa barbosa che non è mai stata giovane...


 

mercoledì 8 ottobre 2008

TESTUALI PAROLE

Ieri all'uscita della lezione di judo.


Ric mi raggiunge trafelato, buon ultimo, con la giacca tutta sghemba addosso e un sorrisetto serafico.



- Ciao mamma, posso dirti una canzone di D'Artagnan con una parolaccia?


- Mpf. preferirei di no, ma se proprio devi......


- "D'Artagnaaaaan urla ti ammazzo, ciuccia il suo cazzo, D'artagnaaaaaaan....


- Ma Riccardo! (assumo aria indignata)


- Eheh (compiaciuto). L'ho inventata io questa rima!!


- Ah, bravo, proprio una bella rima! Smetti di dire brutte parole, e poi manco lo sai cos'è, il cazzo!


- Certo che lo so (indignato lui stavolta)


- Ah si? E che cos'è?


- Il picio!!!! (ride a crepapelle)


-Picio? Picio? PICIO????? E dove le impari queste belle parole?


- Quest'estate all'oratorio, mamma!!!



Mai come ieri sera sono stata lieta di NON averlo iscritto al catechismo!

martedì 7 ottobre 2008

PORTAMI IL DIARIO

Ieri sera il Ric è tornato a casa con la seguente nota disciplinare sul diario:



"Nonostante i ripetuti richiami Riccardo continua


a succhiare e mordere le penne e i cappucci"





Primo pensiero: e quindi?


Secondo pensiero: ripetuti richiami? c'avevi un po' poco da spiegare oggi, eh?


Terzo pensiero: questa qui deve cambiare pusher.


Io non sono di quelle mamme sempre "pro-pargoli" che danno addosso alle maestre per partito preso perchè i loro bambini sono bellibuonibravi e non gli si puù dire niente.


So che Ric è un ragazzino si intelligente, ma anche indisciplinato, distratto, poco incline a seguire le regole e molto a far di testa sua, il che nella scuola non è esattamente una bella cosa. Quando la maestra mi dice che il ragazzo disturba la lezione o che si perde via continuamente contando gli aerei che passano e resta indietro nei lavori di classe, niente da eccepire.


Quando la clase prende delle punizioni o delle note disciplinari cumulative per aver parlato a mensa, già eccepisco un po' di più.


Ma qui, perdonatemi, si casca nel ridicolo!


Come quell'altra volta che Ric ha preso una nota insieme al suo compagno perchè avevano fatto pipì in due nello stesso water... a 6 anni.....


Voglio dire, se si vuol infierire perchè tanto ormai, si sa, è sempre colpa di quei due o tre va anche bene (dopotutto se Ric ha scelto la via del cattivo comportamento, è ben giusto che ne subisca le conseguenze, anche quelle "ingiuste"), ma lo si dice chiaro e tondo e non si fa finta di essere imparziali! L'amica di Ric, bravissima e disciplinatissima, mangia due penne al giorno e mica ha mai portato una nota per questo!


Io sono cresciuta con una mamma che mi diceva che gli insegnanti sono imparziali, che non fanno niente per simpatia o antipatia, che i professori non ce l'hanno mai con nessuno, che sono sempre e comunque giusti e corretti anche se agli studenti non sembra. A me questa pareva una stronzata quando ero studente, e ancora di più mi pare una stronzata oggi.


Mah!


(Per la cronaca, ha portato a casa anche un distinto nella sua prima interrogazione di geografia al mondo, pertanto mi posso dire soddisfatta nonostante il cappuccio mangiucchiato)


venerdì 3 ottobre 2008

IL BUONGIORNO DEL MATTINO

Mi alzo come di consueto verso le 7.00.
A quell'ora, il ninnolino si è già fatto strada da una mezzora nel lettone, mentre il figlio grande (che in queste notti ha dormito con me causa assenza marito) è spaparanzato modello Uomo Vitruviano con tutte le coperte arrotolate addosso. Appena il cellulare attiva la sveglia, il piccolo tenta il suicidio giù dal letto lanciandosi a corpo morto sul comodino per afferrare la fonte della musichina che gli piace. Il grande emette un bofonchio indistinto e si volta dall'altra parte indignato.


Salvo il piccolo in estremis e caccio giù di forza il grande dal letto, riflettendo tra me e me come figli diversi richiedano attenzioni diverse, e ciabatto in cucina con il Lo in braccio, il quale inizia a dimenarsi in preda alla fame. Lo piazzo nel seggiolone e tappo virtualmente le orecchie, sorda ai suoi gridolini indignati per la prolungata attesa del biberon.


L'Ottenne ci raggiunge con gli occhi semichiusi sfiorando lo stipite della cucina e evitando un bernoccolo per misericordia. Perentoria gli ordino "apparecchia!", perchè la mattina non si può lasciar adito a dubbi con lui, e continuo a preparare il biberon. Che consegno subito dopo, ricavandone finalmente un momento di silenzio.


Mi sbuccio la mia frutta, e intanto occhieggio l'Ottenne, che solidifica la sua tazza di latte a furia di biscotti. Gli ricordo che le pareti sono già state tinteggiate e che sarebbe meglio evitare di ripittarle con latte e cioccolato, e volutamente tralascio di notare il cimitero di briciole che si accumula sotto la sua sedia. Il piccolo finisce il latte e vuole anche lui il suo biscotto, che naturalmente sparge in ogni dove (ma soprattutto sul pigiama) ma quanto meno i gorgheggi sono rimandati.


Rassetto velocemente quanto sommariamente e ci trasferiamo tutti in zona bagno-camera per le mattutine abluzioni. Ripeto 15 volte a Ric di andarsi a lavare, e intanto cambio il Lo che puzza come una fogna intasata da 20 settimane. tolgo una gamba dal pigiama e lo recupero mentre fugge sul pavimento. tolgo la seconda gamba, e lo recupero mentre fugge sul pavimento. tolgo la maglia, e lo recupero mentre fugge sul pavimento. Slaccio il patello e lo stordisco con una botta in testa, perchè non fugga sul pavimento col culo tutto cagato, e termino velocemente di cambiarlo e vestirlo.


Quando è semisvenuto tutto è molto più semplice.


Ric torna dal bagno con solo mezza faccia e 2 denti lavati, ma faccio finta di niente perchè iniza a farsi tardi. Gli chiedo di vestirsi velocemente e lui mi guarda come se venissi da Plutone domandandosi cosa significhi versirsi, cosa voglia dire la parola "velocemente" e incidentalmente quale sia il cassetto delle sue mutande. Schivo una bastonata del Lo (che nel frattempo ha raggiunto il porta-spade di Ric e gira per la stanza trionfante mulinando un bastone di legno) e tiro fuori i suoi vestiti, disponendoli in rigoroso ordine di indossamento sulla spalliera del letto.


Considerandoli sistemati per i prossimi secondi, mi azzardo a fare una fuga in bagno per una rapida lavata di faccia e spazzolata di chioma. Riemergo in 37 secondi netti e sgrano un rosario in ginocchio sul sale grosso per ringraziare di averli trovati entrambi vivi, dopodichè mi fiondo in camera e mi butto addosso le prime due cose che mi capitano in mano.


All'improvviso Ric urla un disperato "noooo"; interrompo la vestizione e mi lancio in cameretta per trovare il Lo che mangia un disegno del suddetto Ric; salvo il disegno e torno in camera. Due secondi, e sento uno strano rumore provenire dal bagno. Mi avvicino e levo lo spazzettino del cesso dalle grinfie del Lo che sta per mangiarselo; altri tre secondi e il Lo si infila nella lavatrice di testa, fortuna che è spenta altrimenti lo trovavo frullato. Ric nel frattempo ha infilato UN calzino. Lo sollecito con gentilezza e buonagrazia (porcaputtseiancoralimanonlovedicheoraècercadisbrigardimaledizioneboia) e torno a cercare di vestirmi. Il cigolio del letto di Ric però mi distrae e torno in cameretta per trovare il figlio grande che penzola dalla sbarra a testa in giù molto compiaciuto e il piccolo che ha le convulsioni dal gran ridere. Soffoco la improvvisa tentazione figlicida e di nuovo gentilmente lo invito a finire di vestirsi.


Come Dio vuole, siamo tutti pronti. Acchiappo il piccolo per mettergli la giacca, mi tocca stordirlo di nuovo per fargli mollare il bastone di legno senza il quale non muove un passo e lo prendo in braccio SENZA (errore) guardare Ric. Parto a passo di marcia verso la porta dicendo "OK andiamo", e mi fermo sul pianerottolo per rendermi conto che Ric:


- nonha indossato la sua giacca


- non ha addosso la cartella


- non ha preso la merenda


Ma dove credi di andare, scusa? gli domando. E lui, con un sorriso serafico "ah scusa, ero un po' distratto"


Sono le 8.10 del mattino, e a me sembra di aver corso la maratona di New York.