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martedì 14 giugno 2011

UNA PIANTA.


Mia mamma aveva una pianta sul balcone, anni fa.
Era una pianta semigrassa di cui non abbiamo mai accertato la specie, dimenticata li dal precedente proprietario della casa. Era bruttina, bisogna dirlo, e mia mamma l'ha abbandonata a se stessa. La chiamava la pianta "del povero Arturo".
La pianta ha continuato a vivere per decenni, senza una sola goccia d'acqua che non venisse dal cielo.
E in primavera faceva un enorme cappello di fiori minuti e rosa, stupendi, che ricoprivano tutto il vaso fino a terra, a cascata.
Poi un giorno, una primavera, dalla terra invernale non è spuntato niente. E' morta, Improvvisamente, senza un perchè percepibile, senza avvisaglie, niente. Semplicemente, prima c'era dopo non c'era più.
Perchè è questo che fanno le piante. Avvizziscono, se non vengono accudite.
Si può essere fortunati, come mia mamma e la sua pianta, che è sopravvissuta per almeno 15-20 anni da sola.
Si può essere meno fortunati come me, che se solo dimentico di bagnare i miei fiori dopo 3 giorni il mio balcone è una infinita distesa di sterpaglia rinsecchita.
Ma di una cosa si può essere certi: le piante in vaso non sopravvivono da sole.
Magari il nostro balcone è talmente rigoglioso che accudire amorevolmente tutte le piantine che vi crescono è un impegno che occupa diverso tempo. Magari alle volte non ne abbiamo voglia, e speriamo che un temporale notturno faccia il lavoro al nostro posto.
Magari qualche volta funziona
Ma a lungo andare, le foglie diventano gialle, la terra inaridisce. E guardarle senza annaffiarle non le fa rifiorire.

La stessa cosa vale per tutto.
Il corpo, per esempio.
A 20 anni le tette di una donna - anche quelle grosse - stan su da sole.
E perchè non dovrebbero?
Poi il tempo passa e ops.... l'impalcatura inizia a cedere.
Ci guardiamo allo specchio e ce ne accorgiamo... ma questo non basta a invertire la rotta.
Abbiamo visto, ora dobbiamo fare.
E' il caso di mettersi d'impegno coi pettorali, se vogliamo riportarle agli antichi fasti.
E se siamo pigre, ebbene, abbiamo due soluzioni: superare la pigrizia, oppure continuare a guardare e piangere senza far niente, ma anche senza lamentarci.

E, signore e signori, burtto a dirsi, ma questo è ciò che accade anche ai rapporti personali.
Amici, genitori, compagni che siano.
Fare affidamento sul fatto che un amico ci sarà amico per sempre punto-e-basta è totalmente irrealistico.
L'amicizia, l'amore, vanno accuditi, vanno fatti crescere e nutriti, curati.
E questo è un atto volontario, non qualcosa che avviene da se.
E' qualcosa che si FA, non qualcosa che si PENSA.
Come potremo pensare che il nostro amico resti tale se non gli telefoniamo mai per sapere come sta?
O peggio, se gli telefoniamo solo x lamentarci dei nostri propri problemi, e non abbiamo orecchie per i suoi?
Forse oggi siamo stanchi, stremati, abbiamo litigato col capo, col marito e con tutte le nostre amiche, ma trovare un momento per lui anche se andremmo molto più volentieri a rintanarci sotto il piumone NON E' fingere un interesse che in realtà non abbiamo. NON gli stiamo mentendo. Stiamo accudendo il rapporto con lui. Lo stiamo facendo fiorire.

Una amica mi ha detto che la coppia è come una pianta.
Che è una cosa diversa dalle due persone che la compongono  è come una terza entità.
La quale ha bisogno di acqua, sole, nutrimento, concime.
E a volte è vero, fa un freddo cane per uscire sul balcone con l'annaffiatoio, a volte a causa dei 1000 impegni della vita, la povera pianta viene abbandonata a se stessa. Tanto è florida. Tanto è rigogliosa. Resiste. E' SCONTATO che resista, no? Se ha resistito finora.....
E quelle fortunate vivono lo stesso 15-20 anni, altre muoiono in pochi giorni.
Ma la cosa importante è che quando ricominciamo ad accudirla, essa non esplode di fiori e colori in un giorno.
Aspettarselo è irrealistico e rammaricarsene insensato.
Invece di piangere sui mille fiori che non sono ancora rinati, emozionarci per i piccoli boccioli delicati e tenui che appaiono sotto le vecchie foglie - i quali preludono ad una fioritura straordinaria -  è ciò che ci fa star bene.

E non dimenticarsi più di annaffiarla.

Parere personale.






lunedì 26 ottobre 2009

MI SI SONO IMPAZZITE LE FRESIE.


No, perchè a me piace questo clima temperato anche ad autunno inoltrato... fine settimana è Halloween, ma splende il sole ed il cielo è azzurro.....

Però....

Però penso che quando le Fresie sbocciano a fine ottobre pensando che sia maggio.... qualcosa di profondamente sbagliato deve esserci.


giovedì 1 ottobre 2009

AUTUNNO DI CAMBIAMENTI.

Ma io sono davvero cambiata!


Me ne rendo conto ogni giorno,anche solo parlando con le colleghe. C'e n'è una in particolare cui voglio molto bene ma che sta sempre a lamentarsi della scortesia o delle battutacce o della cattiveria di certe risposte che riceve da altre colleghe (alcune delle quali, bisogna dire, sono stronze la parte loro).


Io mi trovo a risponderle frasi sagge e filosofiche come "ma dai che ti importa, lascia perdere, quella che vive peggio è lei, non badarci, non te la prendere" e tutta questa serie di luoghi comuni che, di fatto, direi comunque... ma 'stavolta mi rendo conto che ci credo davvero.


Non mi arrabbio, non mi inalbero, non mi innervosisco. Una risposta mal data, una cattiveria gratuita, non hanno peso nella mia vita, non la cambiano di una virgola, per cui.. panta rei. Relaziono alla perfezione con queste colleghe stronze, butto là una battutina ogni tanto, e stronco le loro con l'ironia.. ma senza peso, senza incazzarmi come avrei fatto una volta. Una specie di "non ti curar di lor, ma guarda e passa". E se mi parlano alle spalle, amen. Vivo uguale.


Sto in questa specie di nirvana emotivo, e ci sto da dio. Stesso discorso per il lavoro. Ho chiesto il part time (si, l'ho chiesto, e sono cautamente ottimista...), e so che questo significa togliere alla mia vita professionale il peso che ha avuto finora... ma chissà com'è mi sento libera e leggera come una goccia d'acqua.


E così mi è venuto in mente il maestro Sun. O meglio, una sua moderna discepola, Chin-Ning Chu che ha scritto un libro intitolato "L'arte della guerra per donne" la cui lettura consiglio caldamente a tutte e che tratta di come applicare i principi del Maestro Sun nell'ambito lavorativo, per ottenere i riconoscimenti, le promozioni e più in generale quanto una donna sente di meritare ma che per varie ragioni non riesce ad avere dal punto di vista professionale. Ho applicato quei principi e mi hanno dato buoni frutti.


Ma Ching-Ning Chu ad un certo punto dice che avere successo non significa necessariamente diventare General Manager di qualcosa. Che ad un certo punto si può anche rendersi conto di NON volere seguire quella strada, di preferire perseguire altri obiettivi. Una donna di successo dunque non è quella che comanda, ma quella che segue il suo proprio tao, ossia la sua "retta via", ovunque porti.


Io dico: no, grazie. Preferisco dedicarmi ad altro. Preferisco vivere la mia vita diversamente. Preferisco alimentare un lupo e non l'altro. HO DECISO di smettere di vivere sempre in guerra con qualcuno o contro qualcosa, in ogni ambito. Ho smesso di sentire il bisogno di dimostrare di essere all'altezza. Il potere di smettere è mio, oggi. Lo dico, e  finalmente lo credo anche.


Dunque, sono vincente.

martedì 18 agosto 2009

ROMANTICO UN PAR' DI BALLE!

Chissà perchè stamattina mi è venuta in mente una vecchia lezone di italiano di quinta superiore.


Una cosa che suona come "la differenza tra eroe classico ed eroe romantico", ma che in realtà è un meraviglioso escursus sul mondo maschile.. e sul perchè sono sempre i dannati che ci fanno girare la testa...


La prima e fondamentale differenza tra i due tipi di maschio in realtà è quella che si scopre per ultima: l'eroe classico è un eroe che vince, l'eroe romantico è inesorabilmente un perdente. E' travolto dagli eventi piuttosto che dominarli, è succube, piccolo e disorientato, ed alla fine ne viene devastato. L'eroe classico invece si erge, statuario e sicuro, granitico, forte e potente, e sbaraglia tutto e tutti. Voglio dire, avete presente Ulisse? Ecco.


guerriero greco


L'altra differenza attiene invece al viaggio piuttosto he alla meta. L'eroe classico è un antipatico saputello saccente con tutte le risposte in tasca. Non pondera, non pensa, non pianifica. Lui semplicemente, SA, tout court. E' stato disgnato in quel modo. Vi immaginereste Ulisse indeciso? Mai! Dategli un mostro, e lui saprà cosa farne!  Un rapido sguardo al panorama, ed ecco che la soluzone di tutti i problemi gli sale alle labbra ed al cuore con una facilità ed una spontaneità disarmanti... ed essendo provvisto egli di tutti gli attributi adatti alla bisogna (muscoli e coraggio in primis), ecco che senza indugio, l'eroe classico... ce la fa. Ne esce. Qualunque sia la situazione in cui si è cacciato - o meglio, in cui è stato cacciato dai capricci della sorte o degli Dei - lui risolve.


Mentre l'eroe romantico, ah.... l'eroe romantico.....



L'eroe romantico si macera. Si distrugge. L'eroe romantico si trova catapultato in situazioni che cambiano completamente il suo modo di concepire la vita, in mondi che gli sono - psicologicamente se non fisicamente - completamente estranei. E' perso, disarmato, sconcertato, possibimente pure cagionevole. Non ha, come invece il suo collega classico, la "consolazione" di sapere di essere nelle mani degli Dei... che per quanto capricciosi, costituiscono - siamo onesti - un bel punto di riferimento. No, lui non ha riferimento alcuno, il cielo di carta si squarcia sopra la sua testa e dietro non c'è nulla. E' solo, in mezzo ad un mondo che non comprende.  Si guarda attorno senza capire fin in fondo quello che succede, e non trova, mai, una soluzione positiva. Soffre, soffre disperatamente, nella sua assordante solitudine, normalmente per amore (di una donna, o della patria, o di quel che volete voi... purchè faccia male), ha tutte le soluzioni in mente ma nessuna nelle mani. E' debole, diremmo oggi, nel senso che non prende "il toro per le corna" ma si immobilizza, si cristallizza nel suo immutato e - ovviamente - impossibile sentimento senza agire. E viene inesorabilmente, disperatamente travolto, senza possibiità di appello, senza redenzione, senza mercede. E difatti, di solito, muore. Non sempre, ma spesso, e possibilmente di sua propria mano. E' nobile, di una nobiltà inutile e un po' autoreferenziale... si sacrifica. Si immola. Ulisse non si immola x niente e per nessuno. Non davanti agli Dei, non davanti agli uomini. Lui FA quello che è stato creato per fare. Trionfa.


Ora.


Per quale misteriosa ragione le ragazze siano sempre attratte dal secondo e mai dal primo... io non lo riesco proprio a concepire (o forse si, e faccio solo finta). Perchè Ulisse è buonobellobravo... e va bene, ma diciamocelo, persino troppo... algido, statuario...così intelligente, così dannatamente perfetto!! Una serata, forse due... giusto per dire che siamo uscite con lo strafigo.. ma a conti fatti, a che gli serviamo, noi, a uno così??


Mentre il Giovane Werther... così depresso, così solo, cosììììì sensibile! Così bravo - inconsapevolmente, magari  - a insinuarsi nelle pieghe del nostro istinto di protezione... della nostra propensione ad accudire... ci stordisce, ci inebria della sua infelicità, ci gratifica con il suo incessante bisogno.


Ci ama, vivaddio, disperatamente, lacerantmente, mortiferamente... non come Ulisse, il macho, che basta a se stesso e che ama con distacco, con logica. Werther non ama con la mente, ma con il cuore... di più: con la sua anima. E la sua anima è pronta a sacrificare in nome di questo amore.


"Se solo gli uomini sapessero, cosa si può ottenere, in cambio di una lacrima..." (Lella Costa)


La mia generazione, cresciuta a colpi di Malombra, di Jacopo Ortis e dei loro disperati consimili, è già perduta per sempre. Anche quelle precedenti sono cresciute con quelle letture, ma le nostre mamme non erano persone da avere tanti grilli per la testa. Noi invece ci abbiamo ricamato, ci abbiamo pianto e ci abbiamo sognato sopra. Ora che anche le ragazzine hanno il  loro moderno eroe bello, dannato e tormentato........ non se ne salverà nemmeno una.


Fortuna che ho due maschi.



 

venerdì 19 settembre 2008

DI NUOVO.


Ahi ahi


sento le avvisaglie.


Oh, a essere onesta ormai siamo oltre le avvisaglie.


Un bel po' oltre.


L'ultima volta, ho combinato un casino.


Questa volta, cosa succederà?


martedì 19 agosto 2008

FILOSOFIA MODERNA

Il testo di questo rap è stato scritto dalla giornalista Mary Schmich del Chicago Tribune ed il disco è eseguito dal rapper Lee Perry. Rap finale nel film The Big Kahuna (il film preferito del Genio Grande)


 



"Everyone is Free (to Wear Sunscreen)"
-1999-


Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù
lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi, tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.


Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta
quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose
che non t'erano mai passate per la mente.
Di quelle che ti pigliano di sorpresa
alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.


Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l'invidia.
A volte sei in testa.
A volte resti indietro.
La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.


Ricorda i complimenti che ricevi,
scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,
butta i vecchi estratti conto.


Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai
cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco,
a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco
ancora non lo sanno.


Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.


Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse.
Come quelle di chiunque altro.


Goditi il tuo corpo.
Usalo in tutti i modi che puoi.
Senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
È il più grande strumento che potrai mai avere.


Balla.
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni,
anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza.
Ti faranno solo sentire orrendo.


Cerca di conoscere i tuoi genitori.
Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli.
Sono il migliore legame con il passato
e quelli che più probabilmente
avranno cura di te in futuro.


Renditi conto che gli amici vanno e vengono.
Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche
e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno
delle persone che conoscevi da giovane.


Vivi a New York per un po',
ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po',
ma lasciala prima che i rammollisca.


Non fare pasticci coi capelli,
se no quando avrai quarant'anni
sembreranno di un ottantacinquenne.


Sii cauto nell'accertare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.



Ma accetta il consiglio... per questa volta.

venerdì 13 giugno 2008

UN GIOVANE ADDIO

La morte è strana, vero? Certe morti "piccole" ci colpiscono più di quando muore, che so, una persona in carne ed ossa, un essere umano.


Dopo una giornata di sole e giochi, Ric stasera è rientrato a casa per scoprire che il suo recente ed affamato amico Flip (ed il pesce pulitore in contemporanea, ma il dolore era tutto per Flip) aveva nel pomeriggio ricongiunto la sua anima alla Dea. E' stato un colpo tremendo.


Si è messo con il viso attaccato al vetro dell'acquario dove la povera creatura giaceva immobile e ci è rimasto un pezzo, passando il dito sul vetro come per volerlo accarezzare e con le lacrime agli occhi. Quando lo abbiamo tirato fuori dall'acqua ha voluto che lo appoggiassimo su un fazzoletto di carta sulla scrivania e per lunghi momenti non ha lasciato che avvolgessi la carta attorno, ma è rimasto li come impietrito a guardarlo e ogni volta che facevo per allungare una mano mi diceva "non sono pronto".


Naturalmente gli ho lasciato il suo tempo.


Poi si è alzato e ha detto "faccio io", ha avvolto i pesciolini e si è avviato verso il bagno, per il consueto funerale in mare. Ho fatto per alzarmi anch'io ma con composta dignità mi ha bloccato: "no, vado da solo". Beh, si trattava solo di un pesce rosso, ma ho ammirato il suo coraggio. Sono rimasta in cameretta a guardarlo e ho visto che pronunciava alcune parole di addio (che non mi rivelerà mai) prima di lasciar andare il suo amico perduto.


Dopodichè è tornato da me piangendo disperato, mi si è aggrappato al collo e li è rimasto, singhiozzando con autentico e profondo dolore, e continuando a ripetere "ma perchè sono morti, ma perchè sono morti?".


Beh, dico io, è così che funziona. La morte fa parte della vita, è necessario che ciò che vive un giorno muoia per poter "far spazio" alla nuova vita, alle vite nuove. E' una cosa naturale. Non è cattiva, non è male in se. 


Tirata su di naso, sguardo umido. 


Vedi, il mondo è permeato da un grande spirito - proseguo speranzosa - Alcuni lo chiamano dio, io lo chiamo Grande Madre, la Dea. Colei che tutto crea e che è responsabile di ogni vita. Ecco, lo spirito di Flip ora è tornato a far parte dello spirito della Madre, e chissà che un giorno Lei non decida di usarlo per dare vita ad un nuovo pesciolino.


Dici? - altra tirata su di naso. Beh, non lo so di certo, ma perchè no? Non c'è stato nemmeno un timido accenno di sorriso, ma penso che abbia capito l'essenza, il nocciolo.


Consolatorio? Beh, si. Ma diamine, non ha nemmeno 8 anni.

giovedì 4 ottobre 2007

EQUINOZIO D'AUTUNNO - in grande ritardo....

20-21 SETTEMBRE


Provate a entrare in internet e a cercare le parole "secondo raccolto". Verrete sommersi da siti di agriturismi, cooperative agricole, e più in generale siti che riguardano la pratica agricola in se.


Ora provate a cercare Mabon. Bum! Un milione di siti sulle festività pagane.

Tutti li belli pronti e impacchettati a spiegare cos'è Mabon, cosa significa, Chi si ringrazia e per che cosa, come festeggiarlo. E con quanta particolareggiata precisione! Di che colore devono essere le candele? con quali fiori si decora l'altare? una risposta per tutto.

NO.

Non si va su internet per conoscere una festa o per sapere come celebrarla. La si conosce intimamente, la si vive sulla propria pelle e nella propria vita, e si sa, quando arriva, anche senza consultare il calendario o il pc. I vuoti ritualismi li lasciamo a chi blatera senza cognizione.

MA se non sipuò proprio resistere alla tentazione tecno-religiosa... questa pagina è piuttosto ben fatta.

L'Equinozio d'Autunno è la festa del Secondo Raccolto. Mabon è un termine che appartiene alla tradizione di altre terre...  non a questa terra qui che noi calpestiamo ogni giorno. Cominciamo col dare alle cose il loro giusto nome.

I motivi per celebrare questa data ognuno li trova dentro di se. L'autunno è un periodo buono per la riflessione, per iniziare a trarre i primi insegnamenti dall'anno che si sta chiudendo, ma ciò su cui riflettiamo... beh, è questione che ognuno decide nel proprio intimo.

L'equinozio è un momento di grande equilibrio. Solitamente. Non dare nulla per scontato è una buona norma. I Signori sono dotati di un particolarissimo senso della giustizia, che alle volte sfugge alla nostra comprensione...

Diffido di coloro che dedicano le feste soltanto ad una parte della Divinità.

L'equazione Ultimo raccolto = fertilità = onore alla Grande Madre funziona solo a mezzo.

E' una visione parziale. Impariamo a riconoscere la dualità, impariamo a cogliere i segni del cambiamento anche prima che il cambiamento sia evidente...  La Signora ha regnato durante l'estate, ma ora si vela... si copre... lentamente, lascia il passo e prepara il regno dell'Inverno che calerà, come ogni anno, implacabile e impietoso. E sotto la sua coltre di ghiaccio, i germogli fremeranno per la nuova vita che scorre già in loro, sotto la neve.

Il tempo - la Ruota dell'Anno la chiamano alcuni - va e torna, e difficilmente si muove sempre nella stessa direzione. E quello che viene rimandato - quello che scegliamo di ignorare al tempo del Secondo Raccolto  - non ci viene risparmiato, ma solo posticipato. Non si scappa.

Tutto torna e normalmente torna con gli interessi. La consolazione è merce assai rara.

Ora, spegnete la tv e abbassate la radio. Mentre vi accingete a preparare la riunione di domani in ufficio e fate mente locale su quel grafico che vi da risultati inaspettati, accendete una candelina verde, bruciate un incenso alla cannella. Riflettete sul perchè il vostro capo non vi ha ancora concesso l'aumento di stipendio e rivolgete un pensiero positivo all'universo, alla fertilità della terra, alle anime siderali, agli angeli (che non fa mai male) e a manitù - perchè l'integrazione è fondamentale.

Poi aspettate che Qualcuno vi parli.

Soprattutto, insistete che questo Qualcuno vi dia spiegazioni dettagliate sulla vostra vita, sulla direzione che ha preso e sul perchè va proprio da quella parte li.

Succederà si sicuro.

 


martedì 31 ottobre 2006

HALLOWEEN?

Stanotte è la notte di Halloween.


Halloween deriva da All Hallows Eve (con alcune varianti), la vigilia di ognissanti. E' la cosiddetta notte delle Streghe, dove i veli tra i mondi si assottigliano e la magia diventa palpabile nel mondo.


La vera origine di questa festa è antichissima. E' conosciuta nelle tradizioni celtiche come Shamain, ma in Italia la chiamiamo semplicemente "la calenda". E' l'inizio del nuovo anno.


E' il tempo in cui la notte è più lunga del giorno, segnata dal sorgere delle Pleiadi nel nostro cielo.  E' conosciuta anche come festa dell'ultimo raccolto; tutto quanto rimaneva nei campi da questo momento in avanti non era più utilizato, ma veniva lasciato come offerta agli Dei.


E' il tempo in cui la Dea lascia il posto al suo Consorte, il Dio dell'inverno e del freddo che dominerà fino a Primiera, il 21 marzo. Essi si scambiano lo scettro, la natura si spoglia e la Dea scende nel mondo del Signore per diventarne Regina, oscura e potente, nelle sue vesti di terribile maga e strega. Il seme riposa sotto la terra e sotto il gelo, apparentemente morto, ma vitale ed in attesa di risvegliarsi e di germogliare a nuova vita, come sempre accade, nell'incessante procedere della ruota.


Questi sono i giorni della riflessione interiore, dei "bilanci" diremmo oggi, delle valutazioni di quanto abbiamo compiuto durante l'anno trascorso. E' il tempo che ci aiuta a tagliare le foglie e i rami secchi della nostra vita, come la natura fa con le piante, per rigenerarci, per essere pronti anche noi a rinascere fortificati senza inutili orpelli che appesantiscano l'iniziare del nuovo ciclo.


E' un tempo difficile. Il tempo in cui "i nodi vengono al pettine".


Ingannare gli Dei con false sicurezze non è di grande aiuto, perchè Essi ci presenteranno il conto, con il prossimo raccolto. Se seminiamo male (l'arroganza, la falsa sicurezza, il sotterfugio o la scarsa attenzione attorno a noi), ben scarso sarà quello che raccoglieremo.


Magicamete, la tradizione vuole che nella notte della Calenda si praparino e si consacrino le candele da usare per i rituali durante tutto l'anno entrante; si spazza la soglia di casa (con una scopa di saggina!) per simboleggiare l'eliminazione del vecchio, della polvere, e il nuovo inizio. Si possono lasciare sui davanzali delle candele accese - per illuminare la via agli spiriti - o aggiungere qualche posto a tavola o intorno al fuoco per gli "ospiti invisibili".


Buona festa a tutti.


 


 

martedì 23 maggio 2006

QUANDO LE DONNE HANNO LA LUNA

Di Gianfranca Ravasi, edizioni Baldini Castaldi Dalai.


Libro interessante. Non tanto per quello che dice, ma per la girandola di ricordi che mi ha scatenato.

Il primo flusso femminile è sempre stato molto importante in tutte le culture umane.
Una volta – in parte anche ora – molti tabù e molte leggende erano collegate al sangue mestruale, particolarmente al primo, riconoscendo che quello era il momento in cui una bambina “moriva” all’infanzia e rinasceva come donna. Le popolazioni cosiddette primitive avevano tutte un sistema di segregazione femminile, una sorta di “capanna delle donne” dove le ragazze passavano il loro periodo della luna interagendo unicamente tra loro, dedicandosi ad attività e rituali a loro riservati.

Rituali che onoravano generalmente una divinità femminile e che celebravano il ciclo vita-morte-rinascita.

Oggi storciamo il naso davanti a questa tradizione considerandola antiquata come minimo, se non completamente offensiva della dignità femminile.

Ma queste donne avevano la possibilità di stare tra di loro, di tramandare una loro cultura, un loro sapere privato e intimo, per via femminile, di celebrare la loro unicità

Oggi, beh, oggi… oggi dobbiamo essere produttive…..
Oggi il ciclo non può compromettere il nostro lavoro, dobbiamo essere sempre pronte, efficienti, possibilmente belle e sorridenti, ed assolvere a tutti i nostri compiti come se nulla fosse. Un cedimento? Un momento di stanchezza? Donnicciola!

Quando è stato il mio turno, oh, ormai una ventina d’anni fa, ero perfettamente preparata a quello che sarebbe accaduto, sapevo di cosa si trattasse e come comportarmi. Mia madre mi aveva istruito da un punto di vista “operativo” con estrema precisione. Ciò nonostante, per qualche misterioso motivo, non riconobbi il momento quando arrivò. Mi nascosi, non dissi nulla per un buon numero di ore. Non ero imbarazzata, non ero preoccupata. Semplicemente l’evento passò completamente inosservato al mio cervello, me ne dimenticai per un pomeriggio intero. La sera, quando finalmente mi decisi a chiamare mia mamma, ancora non mi ero resa conto di quello che stava accadendo. Lo lessi sul suo sorriso. Lei mi disse poi che aveva percepito nella mia voce quello che stavo per dirle, ancor prima di vedermi o parlarmi.

Ciò nonostante l’unico che cominciò a trattarmi in modo leggermente diverso fu mio padre. E questo mi faceva infuriare. Mia madre continuava a ripetere che il ciclo non era una malattia e che non dovevo comportarmi in modo diverso da qualunque altro giorno, e io mi sentivo fiera e forte. Mio padre invece cercava di mantenermi più calma, mi consigliava di rinunciare agli allenamenti sportivi, di concedermi un po’ più di riposo, di “stare tranquilla”.

Come mi faceva arrabbiare!!!!!
E invece, aveva ragione lui.


Aveva ragione non tanto perché dovessi effettivamente rintanarmi in casa fino alla fine della settimana, ma perché fu l’unico farmi capire che mi percepiva in modo diverso. Che io ero diversa, dopotutto.

Oggi le donne sono troppo assorbite dal loro ruolo di nuovi-maschi per sprecare tempo con le ragazze che si affacciano alla vita adulta e farle sentire parte di qualcosa che dura da migliaia di anni… e che accomuna tutti gli esseri di sesso femminile che abbiano mai calpestato questa Terra. Oggi questa particolarità femminile è vissuta come un disturbo anche dalle donne stesse (gli uomini ne hanno in fondo sempre avuto un po’ timore), al punto che chi si ritaglia un po’ di tempo per se durante questo periodo – magari per gestire il dolore che spesso provoca – viene stigmatizzata, derisa, criticata.

Piuttosto che questo piattume lineare e maschile, piuttosto che questo silenzio, piuttosto che questa completa mancanza di considerazione su una tappa tanto importante della vita di una donna, allora preferisco ancora la superstizione delle nostre anziane… come mia nonna, che mi esortava a non toccare le piante quando avevo “le mie faccende” per evitare il pericolo che si seccassero… per lo meno, lei non mi trattava più come la bambina che ero prima.