martedì 23 maggio 2006

QUANDO LE DONNE HANNO LA LUNA

Di Gianfranca Ravasi, edizioni Baldini Castaldi Dalai.


Libro interessante. Non tanto per quello che dice, ma per la girandola di ricordi che mi ha scatenato.

Il primo flusso femminile è sempre stato molto importante in tutte le culture umane.
Una volta – in parte anche ora – molti tabù e molte leggende erano collegate al sangue mestruale, particolarmente al primo, riconoscendo che quello era il momento in cui una bambina “moriva” all’infanzia e rinasceva come donna. Le popolazioni cosiddette primitive avevano tutte un sistema di segregazione femminile, una sorta di “capanna delle donne” dove le ragazze passavano il loro periodo della luna interagendo unicamente tra loro, dedicandosi ad attività e rituali a loro riservati.

Rituali che onoravano generalmente una divinità femminile e che celebravano il ciclo vita-morte-rinascita.

Oggi storciamo il naso davanti a questa tradizione considerandola antiquata come minimo, se non completamente offensiva della dignità femminile.

Ma queste donne avevano la possibilità di stare tra di loro, di tramandare una loro cultura, un loro sapere privato e intimo, per via femminile, di celebrare la loro unicità

Oggi, beh, oggi… oggi dobbiamo essere produttive…..
Oggi il ciclo non può compromettere il nostro lavoro, dobbiamo essere sempre pronte, efficienti, possibilmente belle e sorridenti, ed assolvere a tutti i nostri compiti come se nulla fosse. Un cedimento? Un momento di stanchezza? Donnicciola!

Quando è stato il mio turno, oh, ormai una ventina d’anni fa, ero perfettamente preparata a quello che sarebbe accaduto, sapevo di cosa si trattasse e come comportarmi. Mia madre mi aveva istruito da un punto di vista “operativo” con estrema precisione. Ciò nonostante, per qualche misterioso motivo, non riconobbi il momento quando arrivò. Mi nascosi, non dissi nulla per un buon numero di ore. Non ero imbarazzata, non ero preoccupata. Semplicemente l’evento passò completamente inosservato al mio cervello, me ne dimenticai per un pomeriggio intero. La sera, quando finalmente mi decisi a chiamare mia mamma, ancora non mi ero resa conto di quello che stava accadendo. Lo lessi sul suo sorriso. Lei mi disse poi che aveva percepito nella mia voce quello che stavo per dirle, ancor prima di vedermi o parlarmi.

Ciò nonostante l’unico che cominciò a trattarmi in modo leggermente diverso fu mio padre. E questo mi faceva infuriare. Mia madre continuava a ripetere che il ciclo non era una malattia e che non dovevo comportarmi in modo diverso da qualunque altro giorno, e io mi sentivo fiera e forte. Mio padre invece cercava di mantenermi più calma, mi consigliava di rinunciare agli allenamenti sportivi, di concedermi un po’ più di riposo, di “stare tranquilla”.

Come mi faceva arrabbiare!!!!!
E invece, aveva ragione lui.


Aveva ragione non tanto perché dovessi effettivamente rintanarmi in casa fino alla fine della settimana, ma perché fu l’unico farmi capire che mi percepiva in modo diverso. Che io ero diversa, dopotutto.

Oggi le donne sono troppo assorbite dal loro ruolo di nuovi-maschi per sprecare tempo con le ragazze che si affacciano alla vita adulta e farle sentire parte di qualcosa che dura da migliaia di anni… e che accomuna tutti gli esseri di sesso femminile che abbiano mai calpestato questa Terra. Oggi questa particolarità femminile è vissuta come un disturbo anche dalle donne stesse (gli uomini ne hanno in fondo sempre avuto un po’ timore), al punto che chi si ritaglia un po’ di tempo per se durante questo periodo – magari per gestire il dolore che spesso provoca – viene stigmatizzata, derisa, criticata.

Piuttosto che questo piattume lineare e maschile, piuttosto che questo silenzio, piuttosto che questa completa mancanza di considerazione su una tappa tanto importante della vita di una donna, allora preferisco ancora la superstizione delle nostre anziane… come mia nonna, che mi esortava a non toccare le piante quando avevo “le mie faccende” per evitare il pericolo che si seccassero… per lo meno, lei non mi trattava più come la bambina che ero prima.

7 commenti:

  1. Cara Puffola, è vero quello che dici. Io ho riscoperto una certa *ritualità* femminile solo ora, dopo tanti anni che - per un motivo o per l'altro - i riti si sono consumati. La società antica conosceva la potenza e la necessità del rito. Di ogni rito. E ci basava la vita, le feste, ci scandiva il tempo. Penso che dovremo anche noi ritrovare, in parte, questo modo di vivere gli eventi. I riti di passaggio, così necessari per scandire i tempi, i momenti, l'evoluzione, la trasformazione... Oggi abbiamo degli uomini che si fa fatica persino a definire adolescenti, perduti ancora in *sindromi* infantili e nell'incapacità di vivere consapevolmente e pienamente la loro vita di adulti...

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  2. Grazie. Grazie perchè sto cercando di prepararmi al giorno in cui la mia cucciola affronterà questo momento importante ed io nella mia esperienza di papà (in più separato)potrei sentirmi goffo e impacciato. Invece mi hai insegnato che dovrò prendere la cosa con naturalezza per evitare di esagerare la situazione, ma con delicatezza per farle capire che comprendo questo suo passaggio alla vita adulta.
    :-*

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  3. Grazie. Grazie perchè sto cercando di prepararmi al giorno in cui la mia cucciola affronterà questo momento importante ed io nella mia esperienza di papà (in più separato)potrei sentirmi goffo e impacciato. Invece mi hai insegnato che dovrò prendere la cosa con naturalezza per evitare di esagerare la situazione, ma con delicatezza per farle capire che comprendo questo suo passaggio alla vita adulta.
    :-*

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  4. io ho vissuto questa esperienza come una liberazione.... ero in terza media e tutte le mie compagne mi avevano preceduto!!! Ovviamente non c'è stato bisogno che nessuno mi istruisse

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  5. Sono lieta, Eagle, che ci siano ancora uomini che si interessano di questa "faccenda di donne" !!!
    Si, sarà un momento delicato penso, e tu sarai molto ma molto importante. Il padre è il primo uomo cui una bambina guarda, è i primo essere di sesso maschile che deve riconoscere la donna che sta sbocciando. Lei guarderà a te prima che a ogni altro, e spierà le tue reazioni al suo farsi grande. Tutte lo facciamo, assai prima dei "ragazzi", di cui spesso a quell'età ancora ci si vergogna molto.
    Beh, in bocca al lupo... e augurati che la - ehm - Blatta compia attentamente il suo dovere di passaggio e specchio
    :-*
    A.

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  6. Sono lieta, Eagle, che ci siano ancora uomini che si interessano di questa "faccenda di donne" !!!
    Si, sarà un momento delicato penso, e tu sarai molto ma molto importante. Il padre è il primo uomo cui una bambina guarda, è i primo essere di sesso maschile che deve riconoscere la donna che sta sbocciando. Lei guarderà a te prima che a ogni altro, e spierà le tue reazioni al suo farsi grande. Tutte lo facciamo, assai prima dei "ragazzi", di cui spesso a quell'età ancora ci si vergogna molto.
    Beh, in bocca al lupo... e augurati che la - ehm - Blatta compia attentamente il suo dovere di passaggio e specchio
    :-*
    A.

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  7. anche io sono d'accordo con voi...

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