venerdì 14 marzo 2008

LA CONDIZIONE DELLA DONNA - Capitolo 1


Butto giù queste note per me stessa perchè ci sono alcune cose che alla mia venerabile età ho ancora bisogno di capire. Ogni commento, dialogo, confronto, sarà occasione di arricchimento e strada verso la verità.






Giorni fa al TG si parlava di occupazione femminile. Tutti si occupano delle donne attorno all'otto di marzo, ci avete fatto caso? Poi verso il 12-13, fine, fino all'annno dopo. Insomma si presentavano questi dati relativi a vari paesi costruendo una strana equazione. L'equazione era: alto tasso di occupazione femminile = paese civile. Basso tasso, paese incivile. (ovviemante l'Italia sta agli ultimi posti ma non è questo il punto).





Allora ho iniziato a chiedermi, ah si? E perchè mai? Valutare il grado di civiltà di un paese da quante donne lavorano equivale a dare una connotazione unicamente positiva al lavoro fuori casa (che civilizza) e una negativa a quello dentro casa (che evidentemente imbecerisce). E' come dire che è “obbligatorio” che una donna lavori, perchè le donne che lavorano hanno qualcosa di più e di meglio di coloro che non lo fanno. E perchè dico questo? Perchè quelle che lavorano rendono il loro paese più civile. E dunque devono lavorare.

 

 

A me questo sembra molto ma molto simile a quando le donne al contrario non devono lavorare, come era in passato in Italia, o come è ancora oggi in tanti paesi in cui la discriminazione sessista è ancora il modo di vita quotidiano. E' comunque mettere un'etichetta, indicare una via alla Donna senza chiedere a lei cosa desidera e perchè e per quanto tempo. E' ancora la danza del devi, non devi, fai, non fare. A decidere sono comunque gli uomini, che si tratti di “moralità” o di “civiltà”. E noi dobbiamo adeguarci. O meglio, ci si aspette che noi ci adeguiamo, e ce lo si aspetta a tal punto che finiamo per aspettarcelo anche noi.

 

 

Un paese civile per me è quello che permette alle donne di fare esattamente quello che desiderano, che sia lavorare fuori casa o badare alla famiglia come casalinghe. Voglio dire, andiamo! Gli uomini non fanno che lamentarsi del loro lavoro e augurarsi di diventare abbastanza ricchi da non dover lavorare un altro giorno nella loro vita! E noi dovremmo forse gioire della fortuna che abbiamo vivendo in un paese in cui ci consentono di fare quello che loro odiano, ma in più indossando tanga e tacchi a spillo e badando ai compiti e alla cucina dopo l'orario lavorativo??? Francamente trovo assai più civile una società dove una donna possa essere messa nella condizione di poter scegliere. Lavorare fuori casa è assolutamente splendido, se lo si desidera, ma la verità è che alcune donne semplicemente non lo desiderano affatto. E non sono peggiori delle direttrici di banca.

 

 

Queste sono donne che dovrebbero potersi dedicare alla famiglia come scelta, senza che questo comporti un impoverimento della vita famigliare dovuta alla mancanza di uno stipendio, ma anzi essendo considerata centro e fulcro, donna e madre, amica e amante. Facendo cose... cose come preparare manicaretti e portare i figli in piscina, ma anche cose come frequentare un cineforum o un corso di spagnolo, o un circolo del giardinaggio. Una donna in questa fortunata situazione, se lo desidera, porta amore, cura e arricchimento dentro e fuori da se stessa.


Ma la verità è che questo non accade, perchè con un solo stipendio non si campa se non a spese di grossi sacrifici, e quinidi scegliere di lavorare è in realtà una non-scelta, perchè spesso non si può fare altrimenti. Ed ecco che sopraggiungono i sensi di colpa, specie se ci sono figli... E se invece contro ogni calcolo economico una donna fa la scelta più impopolare, ecco che nel mondo vero sopraggiungono i problemi, le rinuncie e con esse le recriminazioni. Quella che potrebbe essere una donna realizzata diventa, ecco qui, una donna frustrata e scarmigliata che si barcamena non tra la piscina dei figli e il cineforum, ma semplicemente tra bucati e vestiti economici, tra le bancarelle del mercato e il ferro da stiro. Senza gioia, senza soddisfazione e senza respiro.


Insomma pare che siamo davanti ad una trappola. E dunque come si permettono di venirci a raccontare cosa è civile e cosa no?

 

 

Un paese civile per me è quello dove non ci sono trappole, dove si può scegliere sul serio. Quello dove nessuno decide a priori cosa sia civile e cosa no. Quello in cui il termine “casalinga” non sia automaticamente sinonimo di “donnetta”.

7 commenti:

  1. il nucleo di una donna è così molteplice nelle sue sfumature che e' difficile incasellarlo in una tematica sola.
    credo che tutto rientri nella propria serenità interiore, nell'accetazione dei mutamenti interiori.
    Come tu ben sai nulla rimane fermo nemmeno in natura, e per noi non è diverso.
    E parlo proprio di ruolo femminile così variegato.
    Io posso lavorare E fare tutto il resto.
    Come me mille altre.
    Dall'8 marzo si parte per costruire tutto l'anno e il successivo.
    Anche se è più un lavoro silente e interiore.
    al massimo possiamo sussurarcelo tra di noi, qui o in altri luoghi.
    Poi che gli altri ce lo riconoscano che dire...noi andiamo avanti.
    Ci sono lavori silenziosi materni che non hanno eguali.
    per tutto il resto c'è mastercard :-)
    Un po' offtopic ma ho cercato di cogliere il senso lato che hai voluto esprimere tu.
    Un abbraccione
    bibi

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  2. Si è proprio questo il punto.
    "io posso lavorare E fare tutto il resto" oppure no. E la Donna è sempre tale, senza che nessuno debba permettersi di raccontarci come ci sentiamo o come dobbiamo essere. Esattamente.
    A volte ho la sensazione che la "donna" sia un po' come il giocattolo nuovo di cui tutti parlano, perchè fa figo e va di moda, ma che nessuno ha mai veramente capito come funzioni...
    che poi, "nuovo"... parliamone :-)

    Il lavoro interiore non è mai finito :-)

    Grazie
    A.

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  3. utente anonimo17 marzo 2008 14:41

    scusa ero io, Bibi sloggata.

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  4. utente anonimo17 marzo 2008 14:41

    il senso posso fare questo e quello valeva anche per il suo opposto.
    Quale è il punto che non torna? se una donna sceglie è responsabile di cio che sceglie e non è detto che una scelta debba portarla avanti per sempre. poi come al solito pagherà un prezzo. Talvolta in lacrime talvolta in sangue. c'è sempre stato un prezzo...ma l'importante è rispettarsi a qualunque costo e costi quello che costi per una verità personale.

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  5. E' giusto quello che dici, ma c'è un altro punto ancora....
    Paese civile è quello in cui la donna, dopo aver scelto cosa fare, viene rispettata e trattata allo stesso modo di un uomo. L'Italia è all'ultimo posto della classifica perchè qui la donna non ha assolutamente le stesse possibilità di un uomo di vivere la propria vita.
    Ti parlo da donna che ha scelto di lavorare e di avere una famiglia e ti dico che in famiglia vengo penalizzata perchè lavoro e al contrario, a lavoro vengo penalizzata perchè ho una famiglia....
    Mi sembra proprio che ci sia qualcosa che non va...:(

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  6. utente anonimo21 marzo 2008 02:55

    la pari dignità è di la da venire, fiore, hai ragione.
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
    Baci.

    Puff sloggata.

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  7. Io ho provato a regalare a un po' di maschietti un libretto di istruzioni (papà, marito, capo, colleghi) ma anche quando glielo scrivi a caratteri luminosi loro semplicemente lo INGORANO perchè è più facile che cambiare.

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