lunedì 1 giugno 2009

BUON VIAGGIO, PROF.


1989. Cambio tra la quarta e la quinta ora. Classe IV C.


Sharon e Giada mi si avvicinano con fare cospiratorio


- Andre, martedì c'è il compito di inglese...


- Si lo  so - (che palle, ancora con 'sta storia, penso io.)


- Dovresti vedere se riesci a farlo spostare....


- No, dai, tutte le volte....


- Si, dai, provaci, se ci vai tu ti dice di si... - le due mi fanno gli occhietti supplicanti


- Ma ora arriva la prof di mate... - tento, senza alcuna speranza


- No, ma glie lo diciamo noi che sei dalla Franza


Vabbè, vado. L'orario in corridoio mi dice che la prof in questione è in seconda. Busso, e apro la porta quel tanto che basta per infilarci dentro la testa.


- Ah ehm, salve prof! - esordisco con tono squillante.


Lei non alza nemmeno gli occhi dal registro. Dal silenzio attonito della classe indovino che sta scorrendo i nomi dell'elenco per sentire qualcuno. Faceva sempre così. Entrava in classe e iniziava a dire "sentiamo" ancora prima di sedersi alla cattedra e togliersi il cappotto. Il risultato erano una ventina di amebe mezzo sciolte sotto il banco, tutte intente ad allacciarsi le scarpe o a sgranare improbabili rosari.


- Non se ne parla nemmeno. - mi dice seria seria.


Ridacchio. - OK prof, ci ho provato...


- Grazie, Andretta  è un piacere lavorare con te.


Richiudo la porta e torno in classe, ancora sghignazzando tra me e me.


UN MESE DOPO


Sharon e Giada mi si avvicinano con fare cospiratorio


- Andre, martedì c'è il compito di inglese...


- Si lo  so


- Dovresti vedere se riesci a farlo spostare....


- No, dai, tutte le volte....


- Si, dai, provaci, se ci vai tu ti dice di si...


- Cosa ve lo fa pensare? E poi ora arriva la prof di mate...


- No, ma glie lo diciamo noi che sei dalla Franza


Mpf. Che palle, 'sta pantomima ogni volta che c'è il compito in classe di inglese. Vabbè, riproviamoci. Torno nella stessa seconda. Ribusso, riapro, riinfilo la testa


- Prof, buongiorno! - sempre voce squillante, grande sorriso.


- Oh, Andretta, ti stavo aspettando....


- Ehm, si, immagino... dunque?


- La risposta è la stessa dell'ultima volta...


Ma svatolta non posso tornare in classe con un niente di fatto. Apro del tutto la porta ed entro. I pivelli di seconda mi guardano perplessi. Come oso?


- No prof per piacere. Non mi dica ancora di no...


- Senti, non è che tutte le volte potete chiedermi di rinviare il compito, insomma, devo valutarvi.. poi arriva la fine dell'anno e non ho abbastanza voti sul registro...


- Prof la prego. Le compagne stavolta mi si mangiano viva. Un giorno, dai, che le costa?


I pivelli sgranano gli occhi. Chi è questa temeraria che si permette di parlare a QUESTA prof severa ed anziana in quel modo, con quella confidenza????


Lei sbuffa, ma si vede che è divertita. Apre il registro di quarta. Sorrido, la battaglia è vicina ad essere vinta. Faccio un paio di passi verso la cattedra e mi porto alle spalle della prof. Allungo un ditino, come casualmente, per indicarle il giorno....


- Va bene, allora mercoledì. Ma, Andretta... - mi guarda severa, ma io lo so che fa solo finta - ...proprio perchè sei tu!!!


Sorrido. - Lo so, prof. E' per questo che spediscono sempre me... Grazie, eh?? Grazie mille, sul serio, mi ha salvato la vita!!


Lei sorride a sua volta e mi fa l'occhiolino. Con la coda dell'occhio vedo due o tre pivelli che, schiuma alla bocca, cascano per terra in preda alle convulsioni.  Questa prof che distribuisce 4 come patatine fritte, nella cui classe non vola mai una mosca, e se per caso ci fosse una mosca vera volerebbe in silenzio.... fare l'occhiolino ad uno studente??? In fondo li capisco, poveri pivelli.  Anche io ho avuto una reazione simile una volta, in prima, quando una ex allieva è venuta a trovarla e - sotto 22 paia d'occhi costernati - le due si sono prese sottobraccio e si sono esibite in una perfetta imitazione di Stallio ed Ollio. Allora non capivo, ma ora si.


Esco dalla classe col mio trofeo, un inutilissimo giorno di proroga x il compito in classe, e mi domando come io abbia mai potuto avere timore o soggezione di questa donna gentile.


*************


Oggi saluto la professoressa Corinna Franzini, che prematuramente ed improvvisamente, sabato pomeriggio ci ha lasciati per proseguire il suo viaggio senza l'inutile fardello del corpo col quale mi ha insegnato l' inglese per 5 anni. Se la mia anima impaziente non deve attendere mesi e mesi che i suoi libri preferiti vengano tradotti, è tutto indubbiamente merito del suo lavoro.


Prof, faccia buon viaggio.



 

venerdì 29 maggio 2009

PER LE AMANTI DEI RAGAZZI DISNEY...

 


Non so, voi che cartoni guardavate??


No, perchè io mica li ho mai visti, così!


 



John Smith




Febo




Tarzan




Kocoum




Alladin


Ce ne sono anche altri... se volete..............


 

mercoledì 27 maggio 2009

LA VITA CON UN RAZIONALE.....


 


Quando  decidi di rifare la cameretta, e il tuo razionale marito chiede al mobiliere un progetto x una cameretta con 3 letti... e tu hai 2 figli...... come la mettiamo con la razionalità???


Ah si, dura la vita del razionale.... ma più che altro dura la vita COL razionale..............



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venerdì 22 maggio 2009

SI VA BENE, SONO UN TANTINELLO IMPAZIENTE. SO, WHAT?

 


FIGHT BACK, YOU COWARD, FIGHT BACK!


Povero Severus.


 



 


 

CUORICINI ED ABITI DA SPOSA

Ieri pomeriggio tornando dal lavoro mi fermo in cortile a raccattare tutta la famiglianza, e vengo improvvisamente approcciata da una bambina. Due, a dire il vero. Una delle due, I., che conosco bene, teneva il viso nascosto tra le mani come se avesse fatto la peggior figuraccia della sua vita; l'altra, menava nelle mani una busta tutta ricoperta di cuoricini rossi. Questa seconda, che conosco meno, senza un filo di imbarazzo, mi dice "senti, lei vorrebbe che tu dessi questa a Riccardo..."


Oh santo cielo!


Prendo la busta e la guardo perplessa. Chiedo a I. se è proprio sicura sicura sicura, che poi quando è fatto è fatto e lei annuisce vigorosamente augurandosi, probabilmente, di essere presto inghiottita da una provvidenziale voragine. L'altra bambina si assicura scrupolosamente che io abbia capito chi è il mandante della lettera, e le due si dileguano.


Riccardo era ancora in palestra. Ciò detto,quanto tempo ci avrò messo secondo voi ad aprire attentamente la lettera e leggerla???????


Il messaggio si compone di tre fogli. Sul primo, la lettera vera e propria che dice che lei lo ama da tre anni (tre anni!!! ci rendiamo conto di quanti sono tre anni per una che ne ha 9 in tutto?????) e che spera che anche lui la ami. Sul secondo foglio c'è un disegno di loro due vestiti da sposi (!!!!!!!!!!!!!!) e sul terzo foglio i complimenti per quanto era stato bravo durante la recita scolastica.


Richiudo accuratamente e attendo il giovane rubacuori al varco.


Quello che mi ha stupito è stata la sua reazione. Sapevo che lui non ha alcun interesse nei confronti di questa bambina, e mi immaginavo una rapida occhiata ed una alzata di spalle, invece è rimasto molto colpito (anche se era già stato informato dalla solerte A. dei sentimenti di I. per lui.... massa di pettegoli!!) Ha letto in solitudine, ha lisciato molte volte la lettera con le mani come se fosse un prezioso dono, e poi l'ha nascosta "dove tu non la puoi trovare": Povero ingenuo :D


Gli ho chiesto cosa intendesse fare in proposito e lui ha risposto che "farà finta di niente", perchè si vergogna troppo. Ho cercato di convincerlo che fa veramente brutto ignorare una cosa del genere, ma ancora non ho fatto breccia.


Qui incomincia dunque il lungo e difficile lavoro per farne un uomo e non un dannato stronzo...

mercoledì 20 maggio 2009

IL MAESTRO RINNEGATO

Certe volte non so cosa pensare.


Io ho una passione per il signore qui di fianco, sempre avuta, fin dagli anni giovanili... universitari. Per lui, e per tutti quanti come lui hanno cercato di sondare le insondabili profondità della psiche umana e di cavarne qualcosa di intelleggibile. Riuscendoci.. si e no. Ma non è detto che tutti gli abissi debbano per forza essere esplorati.


Perciò ho sempre cavalcato l'onda. Lavorare su se stessi, essere autocoscienti, autoreferenziali, autodeterminati, trovare le energie dentro di se piuttosto che fuori, non lasciarsi influenzare, essere sempre se stessi nonostante tutto, conoscersi sempre e comunque, elaborare, scavare, capire ecc ecc ecc... il mio cavallo di battaglia. Le mie linee guida.


Però... però però però.


A volte mi trovo a pensare che considerare il "bastare a se stessi" (semplificando) come un obiettivo ed una meta, e lavorare su questo punto fortemente per migliorare la propria vita può portarti a risultati che non sono quelli sperati. Mi spiego? No, eh?


Ci provo.


L'autostima. Siamo tutti daccordo che è qualcosa che dipende da noi. Siamo noi che dobbiamo fare in modo che la nostra mente non remi contro... ma come raggiungiamo tale risultato? Andando avanti con le nostre scelte come panzer prescindendo da tutto (perchè, diamine, siamo autodeterminati!)? L'idea che abbiamo di noi stessi si forma grazie agli specchi sul petto di chi ci sta attorno. E' utopia pensare che quel che gli altri pensano di noi non ci influenzi. Prendete una persona qualuque, e ripetetegli ogni giorno che è un coglione (esagero, qui, vale anche con giudizi ben meno pesanti e più sottilmente comunicati...). Poi quando comincia a sentirsi insicuro, ditegli che la sua autostima non dipende da voi ma da lui e che deve lavorarci!


Posso io, in coscienza, lavorare su me stessa fino a raggiungere un grado di sicurezza tale da poter pensare che il mio prossimo è un coglione, e poi lavarmi le mani dell'impatto che questo ha su di lui (un "lui" ipotetico, è solo per non dire sempre "questa persona"), perchè se è insicuro son fatti suoi, deve lavorarci, e non posso mica preoccuparmi io della sua autostima? Beh. Tempo fa avrei risposto di si. Avrei detto che qualunque cosa io possa dire, lui non ne sarà scalfito se ha fatto un buon lavoro su se stesso.


Oggi, sono su posizioni più morbide.


Altro esempio, le scelte. Le scelte che ognuno fa nella sua vita, grandi o piccole. Le scelte sono personali, ognuno le fa per se stesso e ne porta il peso - greve o leggero che sia. Però le scelte che facciamo non prescindono dalla "comunità umana" che ci circonda. Per esempio, se mio marito mi dice che gli piaccio coi capelli corti, e io decido di tagliarmeli, non è che la scelta sia di qualcun altro, è mia. E non è nemmeno che mi sia stata imposta. Però è influenzata, condizionata (sono termini che non uso in accezione negativa) dal parere che mio marito mi ha dato. Dunque, non si potrà dire poi che lui non c'entra niente con la mia scelta. Si potrà dire che non ero obbligata... ma non che non ne ha avuto parte.


Dunque, diversamente da quanto i miei anni giovanili mi avevano portato a pensare, oggi mi sento piuttosto critica nei confronti di chi usa questo tipo di risposte. "Non dipende da me", "non devi farlo per me"... a volte mi sembra che siano modi per togliersi una responsabilità dalle spalle, per non ammettere che tutto quello che facciamo ha un impatto, e magari anche grosso, sulla vita di chi sta con noi. Di più, che le cose che a noi sembrano piccole possano avere un impatto enorme, inaspettato.


Come le increspature di un sasso gettato in acqua.


E poi, cosa significa "non devi farlo per me"?? Certo, le cose in ultima analisi le si fanno sempre per se stessi. Ma un uomo che si tiene in forma in palestra, non lo fa forse per piacere a qualcuno, oltre che a se stesso? Una donna che si trucca, non lo fa forse per il medesimo motivo? Un bambino che si impegna a scuola, non lo fa per rendere fieri i suoi genitori, oltre che per imparare e sentirsi "a posto con se stesso"?


E la domanda fondamentale è: cosa c'è di male in questo?? Dobbiamo forse vergognarci di fare le cose per far piacere a qualcuno? a un marito, a un compagno?  Dobbiamo vergognarci di prendere decisioni ogni giorno badando a quello che desidera qualcun altro, oltre che noi stessi? NO! CERTO CHE NO! Io non me ne vergogno. Una volta l'avrei fatto. Oggi non più. Anzi, sono convinta che proprio questo sia il senso di fare le cose.


E dunque, non dobbiamo dispiacerci, quando dopo i nostri sforzi, ci sentiamo rispondere "dipende solo da te, non da me"??


Tutti noi dovremmo prestare attenzione a questo aspetto, poichè viviamo qui, ora, in mezzo alle persone, non ingrottati sulla cima dell'Himalaya. E nemmeno dentro un manuale di psicologia generale.


Credo proprio che il vecchio Sigmund non sarebbe affatto contento di me.