mercoledì 6 dicembre 2006


QUANDO NOI CI LASCIAMMO



Quando noi ci lasciammo
In silenzio e in lacrime,
Spezzato a mezzo il cuore
Nel doverci dividere per anni,
La tua guancia divenne fredda e pallida
E più freddo il tuo bacio;
Quell’ora veramente fu presagio
Del dolore di questa.


La rugiada dell’alba
Scese gelida sopra la mia fronte:
Io sentii come il monito
Di ciò che sento ora.
Son spezzati i tuoi voti,
Hai fama di volubile:
Sento dire il tuo nome
E ne divido l’onta.


Chi innanzi a me ti nomina
Suona a morto al mio orecchio;
Un brivido mi scuote:
Perché eri tanto cara?
Essi non sanno che ti ho conosciuta,
Che ti ho conosciuta troppo bene:
A lungo a lungo avrò di te un rimpianto
Troppo profondo a dirsi.


C’incontrammo in segreto: in silenzio
Mi dolgo che il tuo cuore
Possa avermi scordato,
Tradito la tua anima.


Se dovessi incontrarti
Dopo lunghi anni,
Come salutarti?
Con silenzio e con lacrime.


 


Lord Byron

martedì 5 dicembre 2006

ECCO, E' QUESTA.

BROKEBACK


Ieri sera ho visto il film più triste e più poetico di tutto l'universo-mondo (espressione rubata al 6enne).


I Segreti di Brokeback Mountain è una storia d'amore e di sacrificio profonda e coinvolgente, bellissima, meravigliosa.


I due protagonisti sono gay, lo sanno tutti. E' la storia di come, durante un arco di tempo di 20 anni, i due sono riusciti a mantenere vivo il loro amore e la loro passione, nonostante la vita "reale" di ognuno dei due comportasse moglie e figli. E' la storia di una passione vera contro la vita convenzionale.


E' la storia anche della disperazione di sapersi senza futuro e senza speranza, e di come si possa mantenersi vivi restando aggrappati a quei pochi giorni di silenzio e pace nel mezzo di una vita confusionaria e chiassosa.


Riesco a stento ad immaginare la disperazione che si deve provare sapendo che il proprio amore non ha futuro. Cosa si prova rimanendo li, a guardare qualcuno che se ne va, non sapendo se lo rivedrai mai, o quando, o cosa succederà nel futuro. Cosa si prova a non avere alcuna speranza?


Mi sono immedesimata in JAck, il più esuberante e sicuro dei due, che avrebbe voluto sfidare le convenzioni sociali e vivere con il suo amore, e anche in Ennis, più schivo, più timoroso della propria stessa natura, ma comunque passionale, anche dopo 20 anni, rabbioso quasi nel rivendicare l'unicità del suo rapporto con Jack. E disperato, per aver dedicato la sua vita a un uomo con il quale non poteva stare alla luce del sole, mandando in rovina il suo matrimonio e il rapporto con le sue figlie.


E alla fine? Niente, una morte improvvisa, assurda nella sua assoluta normalità, e il sapore in bocca di una vita buttata senza poter mai essere felici, se non in quei pochi giorni a Brokeback. La scena in cui Ennis abbraccia la camicia del suo compagno che se n'è andato, piangendo, il momento in cui la tutta consapevolezza gli cade addosso, il momento in cui davvero lui sa che non lo rivedrà mai più... Dio, un pugnale nel cuore.


E la poesia di quegli sguardi e di quei paesaggi...


Ohmmamma.


A.

venerdì 1 dicembre 2006

giovedì 30 novembre 2006

SONO PROPRIO INCAZZATA.

Va bene, adesso sono incazzata.



Vabbè che va di moda "mimandaraitre" affini e confini, vabbè che i poveri consumatori maltrattati dalle aziende brutte e cattive fanno audience, ma ci sono dei limiti di decenza che dovrebbero essere rispettati.



Lavoro per una società - diciamo - di servizi. Gestiamo tra una cosa e l'altra qualcosa come un migliaio di clienti ogni giorno.



Ogniqualvolta qualcosa va storto, anche per colpa non nostra ma dei clienti, devo sorbirmi tonnellate di insulti a base di "eh lo so io voi cosa combinate" "eh voi fate i furbetti" e via di seguito per terminare esplicitamente con truffatori, imbroglioni ecc ecc ecc.



Questo, quando ci dice bene.



Quando ci dice meno bene, chiamano direttamente Valerio Staffelli che di mestiere fa l'inchiodatore di gente su croci più o meno adatte all'uopo (e non mi dilungo sull'opinione che ho sul suo e su altri programmi del genere).



E ovviamente (ovviamente??) davanti a una pubblicità negativa di tal portata, ci si mette bel belli a 90, che si sia in ragione o in torto, perchè il danno di immagine va minimizzato.



Ora io mi dico. Mi faccio un cu... così da 6 anni, io e quelli che lavorano con me, siamo un'azienda nuova, nata da niente e ci siamo rosicchiati la nostra posizione sul mercato. Siamo persone, non macchine. Gestiamo un mucchio di roba ogni giorno, un mucchio di milioni di euro al mese, sbagliamo? certo che sbagliamo, capita, siamo umani. Un errore non significa intenzione di fregare qualcuno. Punto primo.



E punto secondo, quando abbiamo ragione da stravendere, dobbiamo ancora chinare la testa al potere dei media, e non possiamo far valere le nostre ragioni perchè il coltello dalla parte del manico ce l'ha chi parla  male di te e non si preoccupa di smentire anche quando sarebbe il caso.



Ti disfano pezzo per pezzo, e poi ti rimetti insieme da solo.



Mi verrebbe da chiedere a questi signori che si piccano di essere consumatori che conoscono i propri diritti e che gabibbano a destra e a manca, che cazzo di lavoro fanno, e se non sbagliano mai, e se sono senza peccato, visto che amano così tanto scagliare pietre.



Ma un bel vaffanculo lo vogliamo dire?


martedì 28 novembre 2006

IL GIOCO DI ENDER



Avete presente quando un libro vi parla in una lingua che solo voi potete capire, e per quanto vi sforziate non riuscite a trasmettere le vostre emozioni con la voce, perchè non le potete esprimere? E vi guardano con l'aria di chi pensa "ooh ma dai è solo un libriccino... e di fantascienza per di più", e voi non riuscite ad esprimere le cose come vorreste?



E' quello che capita a me con Ender's Game.



Questo libro l'ho letto diverse volte. Qui è nella sua versione inglese, perchè in italiano è piuttosto difficile da trovare. E' l'edizione che ho io, le cui pagine sono consunte, ingiallite, stropicciate, ma vive e vitali come poche altre al mondo.



La storia? Beh, si tratta di un libro di fantascienza, a prima vista. La Terra si prepara ad un attacco da una potenza aliena, una Scuola di Guerra viene allestita in orbita, al fine di prendere giovani e giovanissimi studenti con doti non comuni e di trasformarli attraverso un severo addestramento nei comandanti che combatteranno per la salvezza del pianeta. E di trovare tra di essi  "IL" comandante supremo, colui che guiderà la flotta intera, che - costi quel che costi - sconfigga il nemico. Questo comandante designato è Andrew Wiggin, detto Ender.



La meraviglia di questo romanzo risiede tutta nel personaggio di Ender.


 


Lui ha solo 6 anni quando la sua avventura alla Scuola di Guerra inizia. E' intelligente, brillante, veloce, capace di tattica e strategia, ma è anche un ragazzino dolce ed empatico, il cui unico affetto è costituito da sua sorella Valentina, e il cui più grande terrore è di essere come suo fratello Peter, brillante quanto lui, ma con tendenze crudeli e omicide troppo spiccate per poter essere accettato alla Scuola di Guerra.



A costo della propria infanzia e della propria serenità, Ender diventerà quel comandante.



La sua empatia lo porterà a saper prevenire le mosse dei suoi nemici, ma anche a comprenderli a fondo a tal punto da amarli... prima di distruggerli. E questo dualismo distruggerà Ender.



Ender è così vero, così reale da non poter far altro che amarlo. Ti coinvolge al punto di farti piangere con lui, gioire con lui, temere con lui, lavorare con lui, essere stanco e distrutto con lui. Non c'è redenzione per Ender, è un distruttore, un assassino, un genocida, perchè questo serve alla razza umana per restare in vita (o almeno, così gli fanno credere). Ma lui, nel suo profondo, nel suo animo, si augura di essere al posto degli sconfitti e di poter morire al loro posto, pur di non provare più tanto dolore.



Leggetelo, leggetelo!! Non soffermatevi sulla storia, ma sentite Ender. Non lo dimenticherete più.


 


A.

lunedì 27 novembre 2006

MADRE, MADRE...

Quando la Luna rischiarerà di nuovo il cielo

 

Allora una fiammella arderà in Suo onore.

 

E forse la Coppa sarà nuovamente ricolma,

  

Come da tempo auspico e domando.

 

Ma... i desideri sono così flebili a volte, così ingannevoli... ogni Donna sa che deve porre attenzione a ciò che desidera. Ogni Donna sa che non sa tutto. Ogni Donna sa che desiderare è una medaglia con due lati.

 

Mi affido a una Saggezza più grande della mia, che vede e conosce cose che io saprò soltanto - forse - alla fine del mio cammino.

  

Non tutti i desideri sono da esaudire. Colei che Sa vede più chiaramente di me. 

Non sempre il Suo parlare è immediatamente chiaro... ma Lei non sbaglia, e non consola chi lo fa.

 

E se io sbagliassi ora... lo comprenderei solo quando sarebbe ormai  troppo tardi.

 

Madre, Madre...  cos'è questo cuore in bilico che mi hai donato?