venerdì 24 novembre 2006

VIOLENZA SULLE DONNE

E' di ieri sera la notizia che i "molestatori" che sembrano tanto attivi ultimamente non sono estranei per le donne molestate ma nella maggior parte dei casi conoscenti, amici, famigliari. Ovvero una donna è più sicura la notte sola nel bosco che tra le pareti domestiche. E già qui mi verrebbe da chiedere dove sia la novità.


Ma quello che mi lascia perplessa è qualcos'altro.


Ossia: ma quanto siamo noi stesse co-responsabili delle violenze che subiamo? (e dico responsabili, non colpevoli!)


Ora, non mi saltate addosso tutti insieme. Non sono tra quelle che pensano che le donne meritano la violenza perchè vanno in giro in minigonna o con camicie scollate. Ci mancherebbe.


Però nella cronaca di questi giorni, se si vedono molestatori e violentatori sempre più audaci, si riscontrano anche donne sempre più ingenue, sempre più disattente, sempre meno in grado di capire chi hanno davanti.


Mi domando perchè.


L'altro giorno una madre ha mandato la figlia tredicenne dritta in bocca al lupo perchè lui potesse fare un rito magico maya - per il quale serviva una vergine - al fine di far ottenere alla madre e figlia in questione una assegnazione alle case popolari. Perchè non sono scattati i campanelli di allarme nella testa di questa donna, di questa madre, che ha invece allegramente comprato i biglietti del treno per la vittima del rito?


Perchè non siamo più capaci di intuire, di vedere "dentro", di capire davvero le cose che accadono? Cosa abbiamo perso, cosa ci manca? oh, la risposta non è difficile, vero?


Le molestie sul lavoro. Ora, una manata sul sedere ci sta, io dico che chiedere è lecito - anche se il modo non è certo dei migliori. Se la risposta è no e se la mano si ritira, fine della storia. Se arriva la seconda manata, allora per quanto mi riguarda quella mano dovrebbe essere messa nelle condizioni di non poter mai più dare la terza. MAI più. Perchè no è no. E invece quante donne accettano? Perchè lo fanno? Soffrono, e non parlano. Perchè? PErchè hanno perso il rispetto di se stesse al punto da farsi usare? E' solo per avere un lavoro, o una promozione? o c'è di più?


Non voglio certo deresponsabilizzare i molestatori, ma perchè non siamo più in grado di tenerli a bada? Voglio dire, se uno ti prende e ti pesta e poi ti violenta, insomma, c'è poco da fare. Ma spesso la violenza è subdola, strisciante, ripetuta, e basterebbe un occhio attento o una parola al momento giusto a placarla.


E poi ho anche la sensazione che se il sesso fosse trattato meno come un tabù tremendo (e non facciamo finta che non sia più così...) e se si evitasse di caricarlo di valenze che francamente non ha, si raggiungerebbero due risultati:


1. ci sarebbe meno gente in giro probabilmente propensa ad usare il sesso per scopi diversi dal piacere e dalla procreazione (e parlo sia dei molestatori che delle molestate)


2. molti atteggiamenti magari volgari o magari maleducati non finirebbero sotto il nome di "molestie sessuali" e schiere di ragazzine palpeggiate dai coetanei eviterebbero interminabili sedute di psicoterapia.


Parlo per esperienza personale. Io NON ho MAI subito violenza. Quando avevo 11 anni, un gruppo di miei compagni di classe, capitanati da uno che toccava il sedere a tutte, mi hanno inseguita all'uscita di scuola. Qualcuno mi ha tenuta ferma mentre questo ragazzino mi ha infilato le mani sotto la camicetta, spiegandomi anche con prosa alata quali intenzioni gli sarebbe piaciuto portare a compimento su di me con il suo "coso". Ebbene? Ripeto, io NON SONO MAI stata violentata. Questo episodio non mi ha fatto crollare, piangere, disperarmi,  non mi ha provocato traumi ne temporanei ne permanenti, non ha compromesso il mio futuro rapporto con gli uomini ne la mia futura vita sessuale. Ho semplicemente assestato qualche bel calcione negli stinchi e me ne sono tornata a casa, come tutti i giorni. La mattina dopo eravamo tutti amici - e peraltro con questo scaltro ragazzino sono rimasta molto amica anche in seguito, per tutte le medie, fino a quando si è trasferito.


Ebbene, certo, non è un comportamento giusto da tenere. Ma tra qui e farne una tragedia ce ne corre. L'altra sera al telegiornale ho sentito di una ragazza di 13 anni che aveva avuto la stessa identica esperienza. Era in mano a non so più quanti dottori e psichiatri, e i ragazzi erano stati arrestati. Ho pensato al me stessa ragazzina,  e mi sono posta delle domande. Prechè siamo tanto "mentalizzati" sul sesso da far si che una cosa del genere, che certo non è innocente ma nemmeno criminale, movimenti schiere di dottori per confortare la vittima che magari, se non avesse avuto tanti psichiatri intorno, avrebbe semplicemente scrollato le spalle come ho fatto io? Perchè certo, ci devi fare i conti. Ma a 13 anni hai gli strumenti per fare i conti con i tredicenni. O meglio devi averli. A meno che gli adulti accanto a te siano i primi a non aver strumenti del tutto.


Perchè oggi, dopo 25 anni, una ragazzina toccata da un coetaneo - o anche da più di uno -  si sente violentata? Cosa stiamo insegnando ai nostri figli? Che chi tocca muore? Li stiamo rendendo più deboli invece che più forti, maschi e femmine, ognumo a suo modo.


I maschi, perchè non sanno più relazionarsi, vogliono tutto e subito, non hanno idea di cosa sia l'emozione, l'attesa, l'affetto. Le femmine perchè continuiamo a far sognare loro il principe azzurro e non le aiutiamo a mettersi in guardia dai lupi cattivi ne a distinguere tra lupi veri e lupi senza denti.


Lo stesso vale per le molestie che avvengono dentro la famiglia. si possono accettare compromessi per il bene "comune" della famiglia, ma quando il compromesso non basta più, quando si passa alla violenza vera e propria, le donne spesso mancano del coraggio per uscirne. Perchè mai? PErchè mai trovano più facile sopportare che prendere il controllo della propria vita?


Ora, io non mi sogno nemmeno di entrare nella tragedia di tutte quelle donne che vivono o hanno vissuto una violeza senza riuscire ad evitarla. Non sto giudicando, spero sia chiaro. Ma la risposta a queste domande secondo me è molto più nella psiche delle vittime che in quella dei molestatori. Ed è su esse (vere o potenziali) che bisognerebbe lavorare.


Parere personale


A.


 

martedì 21 novembre 2006

UNA GIORNATA DI SPORT VERO.

Beh dopo il mio ultimo pessimistico messaggio, stavolta ho voglia di raccontare qualcosa di bello.


Domenica c'è stata una gara di judo. Il mio cucciolo ha cominciato quest'arte l'anno scorso, è ancora cintura bianca ma a sentire il suo maestro, promette (è uno che non molla mai...). Era la sua prima esperienza di competizione "vera". Ha vinto, ma il punto non è questo.


L'arbitraggio degli incontri aveva carattere educativo, pertanto non ci sono stati episodi di competitività esasperata o di scorrettezze neanche tra i ragazzi più grandini con cinture più alte.


L'organizzazione è stata tale per cui tutti i bambini (erano + di 200) hanno fatto almeno 3 incontri; tutti sono stati premiati con una medaglia (grossa come un DVD!) e le medaglie erano tutte uguali, senza indicazioni se si riferivano a un primo a un secondo o a un terzo posto. Le società hanno ricevuto una coppa, ma non sulla base dei risultati delle gare, bensì sulla base del numero di iscritti alla competizione.


I maestri giravano per i tatami incoraggiando i loro atleti. I più piccoli (soprattutto) sono stati riempiti di applausi e complimenti anche quando hanno perso. Consigli sono stati dispensati a tutti durante i combattimenti e a nessuno è stato negato un "bravo" anche dopo una sconfitta.


Ho visto più di un maestro confortare e abbracciare un bambino scoraggiato dalla sconfitta, per rimandarlo sul tatami col sorriso per l'incontro successivo.


Tutti si sono divertiti e alla fine anche la schiera di "terzi posti a parimerito" era eccitata e felie e fiera della medaglia scintillante.


Ad un certo punto lo speaker ha annunciato "l'incontro clou della giornata". Nel silenzio generale sono scesi sul tatami centrale due bimbi di 3 anni, per mano, con un sorriso spalancato di quelli che da adulto ti provocherebbe la lussazione della mascella. Si sono esibiti in un "incontro" che era più che altro una danza, una serie di manine e piedini arrotolati non si sa dove fino all'inevitabile scroscio di applausi finale.


I bambini sono andati tutti via felici, anche se avevano perso; il giorno del primo allenamento successivo alla gara, il maestro ha complimentato tutti in palestra, e ha indicato ad ognuno dove era stato bravo e dove avrebbe potuto migliorare.


Una giornata di vero sport. Al punto che mio figlio - che è un ragazzino tutto sommato competitivo a cui piace vincere - ha dichiarato candidamente che se è stato bravo, è stato merito dei suoi maestri che gli hanno dato buoni consigli mentre combatteva.


Cosa voglio di più?

venerdì 17 novembre 2006

CRONACA

La mattina prendo la metropolitana e leggo i quotidiani free press che vengono distribuiti a Milano.


Alle 8.40 stamattina avevo già fatto giornata..


Prima notizia: il proseguimento di quanto appreso negli scorsi giorni sulla scuola Stainer di Torino in cui alcuni adolescenti hanno maltrattato un compagno disabile. I ragazzi sono stati sospesi, tutti si interrogano e bla e bla e bla.


Seconda notizia: la professoressa di matematica sorpresa in una scuola di milano in atteggiamento inequivocabile con alcuni studenti adolescenti, sembra ora che avesse addosso dei lividi belli grossi. Si valuta quindi l'ipotesi che sia lei la vittima della situazione e non la carnefice come era stata subito considerata (sbatti il mostro in prima pagina). Confesso che il mio primo pensiero giorni addietro quando la notizia della "prof a luci rosse" ha cominciato a circolare è stato "ma pensiamo davvero che un adolescente abbia bisogno di essere traviato per fare del sesso a 15 anni??"


Terza notizia: in provincia di Enna, nell'ambito di una indagine per l'omicidio di un tredicenne, è stato rinviato a giudizio un ragazzo di 15 anni, accusato non dell'omicidio in se,  ma di violenza sessuale.


Quarta notizia: una violenza sessuale di gruppo, in Svizzera (in SVIZZERA!!!), da parte di vari adolescenti nei confronti di una compagna di scuola.


Quinta notizia: arrestato un parroco per abusi sessuali su una ragazzina di 15 anni (in sacrestia!) a Napoli. Un prete che già nel 1995 era stato condannato per reati sessuali (e che cazzo ci faceva in giro??)



Tutte notizie che coinvolgono "i nostri giovani" e soltanto una, l'ultima, in veste di vittima.


 


Due considerazioni e una domanda.



La prima: ci scandalizziamo tutti tanto quando viene portato in evidenza il fatto che i ragazzini hanno pulsioni pari a quelle degli adulti, sia che si tratti di violenza sia che si tratti di sesso. Ho la netta sensazione che si stia cercando da una parte di allungare artificialmente il periodo della vita considerato "infanzia" (minorenne non vuol dire bambino, e a 15 anni tutto si è meno che infanti); dall'altra, una volta stiracchiato questo periodo e messa la sua bella etichetta sopra, vogliamo in tutti i modi considerarla un'età "dell'oro" di purezza e innocenza - secondo canoni morali peraltro discutibili - e che il fatto di ammettere che un 15enne faccia del sesso consenziente sconvolga le coscienze benpensanti molto più di quanto non faccia un 15enne che gambizza un compagno paraplegico.



La seconda (fin troppo facile): ci siamo tanto affrettati a biasimare e puntare il dito contro la prof che faceva sesso con ragazzi, e poi lasciamo in giro gente - e preti per di più - già condannati per reati sessuali pedofili a far danno coperti dall'omertà e dal potere della chiesa. 


La domanda: non avete la sensazione anche voi di vivere in un fumetto di Nathan Never?


 

mercoledì 15 novembre 2006

UOMINI E DONNE

Dunque, capita che in questi giorni ho alcune amiche diciamo "perplesse" sulla questione della relazione uomo-donna.


Prendo spunto da una collega, il cui fidanzato (che ha 10 anni + di lei il che ne fa un uomo di mezza età o quasi) è rimasto piantato con la macchina in mezzo alla strada per un guasto. A 30 km da qui. Cosa spinge quest'uomo a chiamare lei in panico per chiederle cosa debba fare? Lei che è in giro coi mezzi, che non può raggiungerlo se non tra un'ora, che ha 10 anni di meno e che sta a 30 km da lui? Perchè non se la sa sbrogliare da solo?


Altre amiche lamentano continuamente che i loro uomini mentono, eludono, scappano.


Le amano ma non lo ammettono.


Le amano ma non vogliono prendersi responsabilità.


Le amano ma le annullano, assorbendo poco a poco la loro vita, intelligenza, creatività per relegarle in un ruolo non loro. Che vogliono Biancaneve per moglie, tutta torte e canzoncine, senza un briciolo di autonomia o di cervello.


Uomini che tradiscono senza pudore, uomini con la maturità emotiva di mio figlio che ha 6 anni. Uomini che sono talmente pieni di seghe mentali (si può dire seghe mentali? ormai l'ho detto... 2 volte) da non sapere più da che parte voltarsi per capire ciò che provano. Non parliamo di esternarlo.


Uomini in un modo o nell'altro deboli (anche chi eventualmente picchia una donna lo è!), impreparati a gestire la complessità femminile, sminuiti - così si sentono - davanti a una donna intelligente, che sa quello che vuole. Uomini che hanno bisogno che una donna abbia bisogno di loro per sentirsi virili.


Per sentirsi "uomini veri".


E dall'altra parte, donne che non vogliono più scendere ad alcun tipo di compromesso, che non accettano la minima negazione, che vogliono tutto e subito, che fagocitano il loro uomo piuttosto che affiancarlo. Che recitano in molti casi la parte della madre castrante (tu non vali niente, tu non guadagni abbastanza, tu non sei un padre adeguato!), oppure della piccola fragile principessina dolce e disponibile (non posso stare senza di te, non posso vivere senza di te, senza di te non sono niente, ti prego non lasciarmi), che altro non è che il rovescio della medaglia, solo un altro sistema di controllo.


Donne e uomini che fanno fatica ad essere se stessi e a trovarsi allo stesso tempo. Relazioni che devono privilegiare uno dei due, perchè tutti e due insieme non riescono ad andare avanti. Il rispetto dello spazio dell'altro è perso, la prevaricazione prevale.


Donne che accettano - ma recriminano


Uomini che pretendono - ma tremano.


Cosa c'è che non va?


Secondo voi, uomini o donne che siate, cosa diavolo c'è che non va in tutto ciò? Dov'è il punto che mi sfugge per capire questa schifosa dimamica?

OOOHH......

Ciao


Che emozione vedere che siete venuti a trovarmi anche durante questa mia lunga assenza...


Una odiosissima influenza che mi ha tenuta quasi due settimane a casa. E visto che ho recentemente rottamato il mio pc personale......... sono stata fuori dal giro per un sacco di tempo.


Grazie, siete davvero gentili.


Baci a tutti e a presto


A.

martedì 31 ottobre 2006

HALLOWEEN?

Stanotte è la notte di Halloween.


Halloween deriva da All Hallows Eve (con alcune varianti), la vigilia di ognissanti. E' la cosiddetta notte delle Streghe, dove i veli tra i mondi si assottigliano e la magia diventa palpabile nel mondo.


La vera origine di questa festa è antichissima. E' conosciuta nelle tradizioni celtiche come Shamain, ma in Italia la chiamiamo semplicemente "la calenda". E' l'inizio del nuovo anno.


E' il tempo in cui la notte è più lunga del giorno, segnata dal sorgere delle Pleiadi nel nostro cielo.  E' conosciuta anche come festa dell'ultimo raccolto; tutto quanto rimaneva nei campi da questo momento in avanti non era più utilizato, ma veniva lasciato come offerta agli Dei.


E' il tempo in cui la Dea lascia il posto al suo Consorte, il Dio dell'inverno e del freddo che dominerà fino a Primiera, il 21 marzo. Essi si scambiano lo scettro, la natura si spoglia e la Dea scende nel mondo del Signore per diventarne Regina, oscura e potente, nelle sue vesti di terribile maga e strega. Il seme riposa sotto la terra e sotto il gelo, apparentemente morto, ma vitale ed in attesa di risvegliarsi e di germogliare a nuova vita, come sempre accade, nell'incessante procedere della ruota.


Questi sono i giorni della riflessione interiore, dei "bilanci" diremmo oggi, delle valutazioni di quanto abbiamo compiuto durante l'anno trascorso. E' il tempo che ci aiuta a tagliare le foglie e i rami secchi della nostra vita, come la natura fa con le piante, per rigenerarci, per essere pronti anche noi a rinascere fortificati senza inutili orpelli che appesantiscano l'iniziare del nuovo ciclo.


E' un tempo difficile. Il tempo in cui "i nodi vengono al pettine".


Ingannare gli Dei con false sicurezze non è di grande aiuto, perchè Essi ci presenteranno il conto, con il prossimo raccolto. Se seminiamo male (l'arroganza, la falsa sicurezza, il sotterfugio o la scarsa attenzione attorno a noi), ben scarso sarà quello che raccoglieremo.


Magicamete, la tradizione vuole che nella notte della Calenda si praparino e si consacrino le candele da usare per i rituali durante tutto l'anno entrante; si spazza la soglia di casa (con una scopa di saggina!) per simboleggiare l'eliminazione del vecchio, della polvere, e il nuovo inizio. Si possono lasciare sui davanzali delle candele accese - per illuminare la via agli spiriti - o aggiungere qualche posto a tavola o intorno al fuoco per gli "ospiti invisibili".


Buona festa a tutti.


 


 

venerdì 27 ottobre 2006

Di come una storia viene cancellata

Immagina di avere 14-15 anni.

Sei una bella e giovane ragazza ebrea, osservi la legge, vivi coi tuoi genitori (o con degli zii) in un piccolo paese della Palestina. La tua famiglia non è ricca, ma conosciuta e comunque benestante. La tradizione famigliare dice persino che la tua discendenza è nobile, reale. Si può forse farla addirittura risalire alla stirpe di Davide, ma non attraverso Saolomone (il figlio di Davide che fu re), bensì attraverso suo fratello, figlio anch’esso di Davide e della concubina reale Betsabea. La tua vita scorre tranquilla, normale. Fili, attingi l’acqua, rispetti le regole del Tempio.

Ti chiami Miriam.

 

La Palestina è una terra occupata. I romani vi sono giunti una cinquantina d’anni prima della nascita di Miriam e non se ne sono più andati. Hanno riconosciuto legittime le pretese al trono di Erode, che non ha alcun diritto di regnare, e hanno riempito le città e i paesi di guarnigioni. I soldati sono tanti, sporchi e rudi. Si fanno ben pochi scrupoli con la popolazione locale. Ce n’è uno in particolare, che forse si chiama Abdes Pantera. E’ di origine ebraica, ma è diventato cittadino romano grazie al servizio militare. Forse Miriam è attratta da questo soldato. Dopotutto è rozzo e sudicio, ma almeno è giovane. Lei invece è promessa ad un uomo molto più vecchio di lei. Forse invece viene aggredita in un vicolo, al ritorno dal pozzo. Nessuno lo sa. Ma Miriam si trova incinta.

 

Il suo fidanzato ne resta sconvolto. Le malelingue iniziano a tessere la loro tela, Yosef vuole ripudiarla. La legge lo consente, Miriam è adultera. Ma infine cambia opinione, e la sposa ugualmente. Non la tocca, la rispetta fino alla nascita del bambino che non è suo, e lo adotta. Gli impone il nome di Yeshua ben Yosef. Lui è vecchio l’astinenza sessuale non deve costargli grande fatica. La documentazione pervenutaci è ricca di velate allusioni (ed anche insulti) a questo Yeshua per la sua dubbia nascita

 

Fatto è che Miriam partorisce altri 6 figli dopo Yeshua, 4 maschi e due femmine. I loro nomi sono Giacomo, Ioses, Giuda e Simone. Le figlie forse Maria e Salomè.

Non sappiamo se questi 6 siano figli di Yosef. Yosef probabilmente è morto senza avere una discendenza. Stando alla legge del Levirato, Miriam avrebbe dovuto sposare il fratello del marito, per assicurare che il suo nome venisse perpetuato. E forse sposa Caifa, fratello di Yosef, che le da i 6 figli citati, e il primo è conosciuto come figlio di Yosef.

 

E’ pobabile che anche Caifa fosse molto vecchio. Forse è morto anzitempo anche lui. Forse Miriam e i suoi 7 figli sono rimasti soli, ed il primogenito Yeshua era probabilmente molto più grande dei suoi fratelli. Diventa capofamiglia. Miriam probabilmente guadagna qualche soldo come filatrice, e Yeshua approfitta dell’opportunità offerta a molti tekton (normalmente tradotto come falegname, ma con il più probabile significato di scalpellino – lavoratore edile a giornata) dalla ricostruzione della città di Sefforis, a solo un ora e mezza di cammino da Nazareth dove la famiglia resiedeva.

 

Cosa è successo dopo? Non si sa… si sa soltanto che una volta avuti 30 anni Yeshua, colui “che è detto figlio di Yosef” (ma che non lo è, non dimentichiamolo) fa qualcosa che lo porta alla ribalta. Alcuni pensano che diventasse un Rabbi, che abbia iniziato una predicazione spirituale sul Regno che non è di questo mondo. Altri ritengono che invece abbia voluto rivendicare il Trono di Davide. Che abbia preso coscienza della sua origine Regale, e abbia – consapevolmente e volutamente magari – compiuto gli atti che hanno permesso alle profezie di realizzarsi. Ecco allora che entra in Gerusalemme a dorso d’asino, ecco che rovescia i tavoli dei cambiavalute al Tempio. Ecco che viene salutato entusiasticamente al grido di “Osanna al figlio di David” da quella stessa folla che gli preferirà solo 3 giorni dopo Barabba e lo menderà a morte sulla croce.

 

Ma torniamo alla mite Miriam. Di lei cosa sappiamo? Che ha seguito suo figlio nei suoi pellegrinaggi per la terra di Palestina, che faceva parte del suo seguito. Che era presente ai piedi della croce. Davvero?

 

I documenti pervenutici parlano di donne presenti sotto la croce ad assistere alla morte di Yeshua. (per inciso, la crocifissione era riservata ai nemici politici di Roma, non ai predicatori. I colpevoli secondo la legge del Tempio di bestemmia o sedizione venivano eventualmente lapidati, non crocifissi). Documenti diversi riportano elenchi diversi rispetto alle donne che hanno guardato Yeshua agonizzare. Gli uomini, sappiamo, i suoi fedeli discepoli, si erano dileguati molto rapidamente vista la mala parata.

 

Uno di essi indica come presenti “Maria (Miriam) di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e Ioses e Salomè”; un altro dice “Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo”. Soltanto in un caso (Giovanni 19,25) la madre di Yeshua viene esplicitamente menzionata: “Maria madre di Yeshua, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria la Maddalena”

 

Tutte Marie, tutte Miriam. Era il nome femminile più diffuso.

 

Quello che salta all’occhio è che nei primi due elenchi, Maria non è nemmeno menzionata come la Madre di colui che sta morendo. Sappiamo che c’è perché viene indicata come madre degli altri suoi figli (Ioses, Giuseppe, Giacomo) che sappiamo essere fratelli minori di Yeshua. Ma lei, la più dolente, la più addolorata, colei che più di tutte stava perdendo in quel momento – un figlio! – sembra quasi dimenticata.

E chi è mai questa Maria di Cleofa che appare nel terzo elenco?

 

Quello che c’è qui è la storia di una Donna che ha vissuto e sofferto nel mondo vero. Una donna che ha avuto un figlio illegittimo (forse ha subito violenza, forse ha sfidato la legge del Tempio per amore), che era stata promessa ad un uomo vecchio e ne aveva in seguito probabilmente sposato il fratello, vecchio lui pure. Una donna che è rimasta due volte vedova, che ha cresciuto 7 figli da sola con l’unico aiuto del suo primogenito poco più che adolescente, che ha vissuto gli anni della dominazione straniera, e che ha visto suo figlio ascendere e cadere nel peggiore dei modi, e morire nel modo più atroce.

 

Tutto quello che oggi ci si ricorda di lei è che aveva un viso angelico e che era Vergine. Vergine, la sua perpetua verginità è tutto quello che interessa di questa donna straordinaria che ha tanto sofferto. Abbiamo ucciso la Donna vera e vitale e fatto vivere una santa ascetica e lontana.

Abbiamo cancellato la sua storia e l’abbiamo buttata a viva forza in una immaginifica versione della sua vita che non le rende giustizia, ne a Lei ne a suo figlio che pure ha sofferto per i suoi ideali e i suoi desideri.

 

Il tutto ad opera di uomini (nel senso di maschi) vissuti centinaia di anni dopo di Lei che non le hanno dimostrato ne amore ne rispetto. Uomini, come coloro che davanti alla croce sono fuggiti lasciandola sola a piangere suo figlio..

 

Povera Miriam tradita.